sabato 15 ottobre 2016

Storie di animali 20



Tra le campagne incontaminate dei Colli Euganei sorge Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani. La villa ha un giardino incantevole vincitore nel 2003 del premio “Il Parco più Bello” e recentemente insignito del prestigioso riconoscimento “Il più Bel Giardino d’Europa”. La storia del luogo:  un’antica tenuta di caccia,  strettamente legata ai  Barbarigo, nobile famiglia veneziana che qui si rifugiò nella seconda metà del ‘600 per scampare dalle devastazioni della peste. Zuane Francesco Barbarigo aveva fatto voto di erigere un imponente giardino qualora i propri congiunti si fossero salvati dal contagio e, superato il pericolo, si impegnò nella realizzazione. Il progetto, affidato a Luigi Bernini, architetto e fontaniere pontificio nonché fratello del più noto Gian Lorenzo, mostra infatti numerose analogie con i giardini d’acqua romani tra cui quello di Villa d’Este a Tivoli, forse il più noto in assoluto. Il simbolismo profondo degli apparati decorativi conferisce alla proprietà un affascinante alone di mistero: zampilli d’acqua e statue a soggetto mitologico accompagneranno il visitatore in un percorso di crescita interiore e salvazione, nel percorso che va dall’immanenza alla trascendenza. Lo so io dovevo parlare di storie di animali, qui a Villa Barbarigo in mezzo a tanta bellezza si giunge ad un certo punto all’Isola dei Conigli. L’Isola dei Conigli o Garenna, unica superstite nei pochi giardini d’epoca ancora esistenti, sta a simbolo della immanenza, cioè, della condizione comune degli esseri viventi limitati dal corpo stretto fra i confini dello spazio e del tempo, ed è in contrapposizione con la monumentale Statua del Tempo che si trova di fronte, ad Est del Viale Centrale .  Infatti cosa mai può alleviare la limitatezza del nostro essere se non l’amore? Di cui i conigli sono simbolo, essendo prolifici? L’Isola dei  Conigli può essere forse ispirata anche alla lussureggiante Isola di Citera, tanto celebrata da Francesco Colonna nella sua ‘Hypnerotomachia Poliphili’.

mercoledì 28 settembre 2016

Storie di animali 16



Stavo cercando in internet delle immagini di conigli per realizzare un dipinto, quando all’improvviso ho sgranato gli occhi: è apparsa un’immagine di un mostruoso coniglio grande come una pecora. Ho sempre amato i conigli, da piccola quando la mamma mi metteva in castigo, andavo dalle stie dei conigli e parlavo con loro, se poi c’erano i coniglini andavo in brodo di giuggiole. L’uomo coi suoi incroci a volte genera degli orrori, immagino che l’intento sia quello di avere più carne commestibile a minor prezzo, beh io non mangerò più conigli, ho deciso e cercherò di mantenere la parola. Ma non ho finito con le brutture, cercando notizie su questi conigli mi sono imbattuta sull’informazione che i romani apprezzavano molto i conigli: li mangiavano appena nati! Il Gigante di Fiandra, è chiamato così questo coniglio, è più pesante al mondo, può raggiungere anche i 10 kg. ed oltre. Questo coniglio dà sconcerto, a me suscita tristezza: che ti hanno fatto povero coniglio, noi siamo subissati di diete e dobbiamo stare magri e a te povero coniglio ti hanno reso grasso e ciccione per mangiarti con più gusto, eppure si sa che bisogna mangiare poca carne che fa male.  Le sue orecchie grandi e carnose vengono portate erette, sono pelose e ben arrotondate sono lunghe circa venti centimetri, queste orecchie da somaro andrebbero in testa a chi ha ideato questa nuova razza.  

giovedì 22 settembre 2016

Storie di animali 15



Al coccodrillo è legato un modo di dire… lacrime di coccodrillo. Il detto deriva da un’antica credenza secondo la quale i coccodrilli verserebbero lacrime di pentimento dopo essersi cibati delle loro prede. Nella cultura popolare, questo modo di dire è riferito ad una persona che prima commette di proposito una cattiva azione, poi finge di provare rimorso. In realtà, i coccodrilli  “piangono” per motivi fisiologici, ossia per lubrificare e ripulire il bulbo oculare in modo da facilitare il movimento della seconda palpebra, usata durante la permanenza in acqua. Attraverso le lacrime, inoltre, il coccodrillo espelle i sali che si accumulano nell’organismo. Tutto chiaro? No! I detti popolari molto spesso sono frutto di antiche esperienze, questo detto in particolare è molto antico ed è diffuso in varie lingue. Il significato poi non è solo di falsa ipocrisia ma anche di chi tenta un’esperienza nuova senza ascoltare chi lo avvisa o tenta di fermarlo. Se l’impresa non va a buon fine lui piangerà lacrime di coccodrillo. Quindi è legato anche allo sbagliare, ma senza sbagli non si impara, quindi le lacrime di coccodrillo possono essere legate all’esperienza e il coccodrillo ha ben 90 milioni di anni di esperienza sulle spalle. Inoltre se oggi conosciamo tanto del corpo degli animali, cosa sappiamo delle loro emozioni? Sembra che a piangere sia la femmina di coccodrillo che ha appena divorato i propri piccoli. La femmina di coccodrillo depone le sue numerose uova sulla terraferma, dopo la nascita dei piccoli li trasporta in acqua, al sicuro dai predatori, mettendoli in bocca, e durante questa operazione, la lacrimazione aumenta di intensità… la “coccodrilla” sa che per errore qualcuno  dei suoi piccoli può finirle in gola e il suo “apparato combattivo” non le dà la possibilità di non farlo.

sabato 17 settembre 2016

Storiedi animali 14



Erano innamorati i due coccodrilli,
lei lo chiamava  “Cocco” , lui invece  “Drilli”.

E’ l’incipit di una canzoncina sui coccodrilli, tanto per dimostrare che il coccodrillo è un animale che piace a tanti, affascinate e forse per questo è anche cacciato oltre che  per farne scarpe, cinture, borse ecc, con la sua bella, perché strana, pelle a scaglie. Ma signori, per cortesia giù il cappello, il coccodrillo è comparso  sulla terra 90 milioni di anni fa, è sopravvissuto alla scomparsa dei dinosauri per diventare, oggi, uno dei più antichi esseri viventi presenti sul nostro pianeta. Ma ci pensate? All’epoca dei dinosauri il cocco drillo c’era. Quando 65 milioni di anni fa un grande asteroide colpì la Terra decretando la fine dell’era dei dinosauri, il coccodrillo sopravvisse al cataclisma. Ma siamo certi che questo asteroide abbia colpito la terra? No, per quanto ne sappiamo potrebbe essere che i dinosauri siano sopravvissuti  evolvendosi e si siano trasformati in uomini, in fin dei conti se allora dominavano i dinosauri oggi il creato lo dominiamo noi. Impossibile? Ma se non sappiamo niente di ciò che accade oggi, cosa mai possiamo sapere su ciò che accadde 90 milioni di anni fa… più o meno solo delle ipotesi. Il coccodrillo comunque si è salvato dai dinosauri e da quello che accadde perché questi rettili sono dei cacciatori armati, corazzati e addestrati ad ogni evenienza. I coccodrilli dell’Africa, per esempio, riescono a sopravvivere a lunghi periodi di siccità arrivando addirittura a non mangiare per più di un anno! Il corpo di questo grande rettile è in grado di ridurre le funzioni vitali al minimo indispensabile, tanto che il cuore, in condizioni estreme, può arrivare a battere due sole volte al minuto, pompando il sangue quel poco che basta per evitare l’arresto degli organi vitali. Hanno un udito finissimo, capacità d’agguato incredibili, pazientano per attaccare all’improvviso, non lasciando scampo: le loro mandibole sono in grado di esercitare la forza di due tonnellate di peso! Appena, appena, mi avvicino al mondo della natura credo ai miracoli.




lunedì 12 settembre 2016

Storie di animali 13



Nacque in compagnia di fratellini e sorelline, da un padre di razza, un bracco, e da una mamma bastardina, e

perciò pure lui era un bastardino.

A quaranta giorni di vita un uomo grande e grosso lo prese e lo portò con sé.

Il cagnolino di notte scappò e tornò dalla sua mamma.

L’uomo grande e grosso tornò a riprenderselo.

Lo legò ad una catena, gli diede un po’ di pane e di acqua ed iniziò a chiamarlo Verde.

Lo chiamò così perché l’uomo diceva che era un cane ribelle e che era verde dalla rabbia perché non voleva stare legato alla catena.

Quando Verde fu più grande, riuscì a fuggire, erano mesi che rosicchiava la catena, alla fine l’anello cedette e Verde fu libero.

Se ne andò molto lontano, arrivò fino alla città, qui un accalappiacani lo prese e lo portò in una specie di  ricovero per anziani, solo che era per cani, lo chiamano canile.

Qui Verde fu scelto da una coppia di coniugi di mezza età, e portato in una casa piccola, piccola, dove Verde non poteva non dico correre ma neanche camminare.

Lo trattavano come fosse un bambino, solo che Verde era un cane.

Per cibo solo crocchette, doveva stare seduto composto sul divano, i suoi bisogni li doveva fare in una cassettina, e questo sarebbe stato niente.

Quando uscivano per la passeggiata gli mettevano il fiocco in testa, il vestitino e poi lo caricavano dentro al passeggino e lo portavano a spasso.

Che vergogna per la dignità di un cane.

Verde un bel giorno scappò, camminò per ore, finché  arrivò in un quartiere molto rumoroso, qui un gruppo di ragazzi lo prese e lo verniciò di verde, perché la loro squadra di pallone aveva vinto lo scudetto e dovevano festeggiare.

Verde, stanco degli uomini, camminò fino a giungere nel bosco.

Qui in un tronco cavo incontrò uno scoiattolo che aveva vissuto sia in città che in campagna e pure nel bosco.

Lo scoiattolo era molto anziano, aveva visto molte cose, osservato attentamente gli avvenimenti e poi li aveva lungamente elaborati dentro di sé.

Era uno scoiattolo filosofo.

Verde lo ammirò, così d’intuito capiva che poteva fidarsi di questo piccolo roditore, gli chiese perciò un consiglio sulla sua situazione.

Lo scoiattolo disse a Verde, che era meglio che tornasse tra gli uomini, che ce n’erano ancora che avevano coscienza e buon senso, ce n’erano pochi ma c’erano.

Nel bosco non avrebbe trovato cibo a sufficienza e la solitudine lo avrebbe reso cattivo, sarebbe diventato un cane selvatico.

Il bosco non era il suo posto, Verde doveva stare con gli uomini, e fare come avevano sempre fatto tutti i cani dai tempi dei tempi, amarli così come sono.