giovedì 16 novembre 2017

VIVA LA VITA

 
VIVA LA VITA

E basta poco
Per accendere la luce
Il sale o sole
Che è dentro di noi
Basta conoscere
Il linguaggio degli angeli
Un bambino che ti sorride
La tua canzone preferita
Che risuona
Da un'auto in corsa
Una piuma bianca
Che ti vola
Sul cappuccino
Tattata tatata
Sì angelo mio
Ti ascolto
Viva la vita

Teoderica

sabato 11 novembre 2017

I feel wonderful tonight

I feel wonderful tonight
Ho mal di testa
Suono il flauto
Canto
E piango
Sì mi sento meravigliosamente bene stanotte


Teoderica

lunedì 6 novembre 2017

INCICIUITA ottava parte



No, no, inciciuita, come mi sento io ora, non deriva dal chiurlo, né dal gufo e neanche dal ciuco, quasi quasi penso che derivi da ciucca, cioè sbornia. Ciucca può far pensare alla ciuccia del neonato, che avido ciuccia dal seno materno o dal biberon e la ciucca è quindi il ciucciare avido alla bottiglia del vino e io sono inciciuita perché ho preso la ciucca di psicofarmaci, sì direi che ci siamo. Il campanello di casa aveva ripreso a suonare a scatti, fra suoni lunghi e suoni brevi, si percepiva l’urgenza e la furia, France smise di immaginare e pensare e andò ad aprire la porta, come si aspettava era sua madre, ed era imbestialita: “Perché non hai aperto? E’ una buona mezzora che suono il campanello, ho fatto il giro della casa, ho controllato auto e bicicletta, sapevo che eri in casa, voglio sapere perché non hai aperto, hai gli occhi spiritati.” “Non ti preoccupare, sto bene, ora esco, vado a fare un po’ di shopping per rilassarmi”. France prese le chiavi dell’auto e uscì, aveva fatto bene a non aprire subito la porta, se avesse aperto subito, con  la rabbia repressa che aveva,  forse avrebbe messo le mani su sua madre, ora un po’ perché era inciciuita, un po’ perché si era rilassata pensando ad altro, poteva da sconfitta,  passare davanti al trionfo della sua meschina madre, con leggerezza, il debole si vendica, il buono perdona ma il saggio ignora, perché nulla accade per caso.

mercoledì 1 novembre 2017

INCICIUITA settima parte


Pinocchio non studiava e si dava ai bagordi, e per quello divenne un asino, Dudù avrebbe studiato come un matto e sarebbe stato obbediente, non si sarebbe neanche ribellato al bambino, quando lui gli tirava le orecchie e gli diceva: “Somarone, asino ripetente che sei.” Forse il bambino gli diceva così con tenerezza, ma le parole cattive fanno male e tolgono la stima in se stessi. Dudù leggeva tutti i libri che trovava sul prato e quelli abbandonati sulle sedie a sdraio, riuscì ad entrare anche nel garage della villa, qui trovò tanti e tanti libri, erano i libri economici, i libri rilegati e con la copertina in cuoio si trovavano invece nella sala rossa della biblioteca. Quanto lesse Dudu, pure l’Odissea, l’Eneide, l’Iliade e la Divina Commedia, era diventato un sapientone. Ora si sentiva pronto a trasformarsi in bambino. La sera andava a letto e pensava intensamente di svegliarsi al mattino dopo e di trovarsi trasformato. E un bel mattino il miracolo accade. Dudù era diventato un bambino. Era bello essere un bambino, ti svegliavano coi baci sulla guancia e poi c’era la colazione con latte e biscotti. Un bacio alla mamma poi si partiva in auto con papà, che ti portava alla scuola. A scuola, c’erano tanti bambini, chi era simpatico e chi no, poi c’erano le maestre che spiegavano tante cose, meraviglie senza fine. Dudù alzò la mano e fece qualche domanda e qualche intervento e le maestre non dissero che era un asino, anzi gli dissero, bravo. Dudù decise che essere un bambino era veramente una bella cosa. A mezzogiorno passò la mamma a prenderlo per riportarlo a casa e lo baciò più volte quando vide un bel dieci e lode sul suo quaderno. A casa ad aspettarlo c’era mogio, mogio e triste, triste l’asino. Dovete sapere che Dudù aveva preso il posto del bambino e questi era diventato Dudù. Dudù con la sua enorme intelligenza capì subito cosa era successo, il bambino invece, divenuto asino, non capiva nulla, ma si sentiva infelice. Dudù era anche molto buono, caratteristica di tutti gli asini, perciò non volendo vedere il bambino trasformato in asino, rinunciò al suo nuovo essere e chiese intensamente di ritornare asino. Così successe. Da allora, il bambino si adoperò per lodare le qualità dell’asino. Ora dare dell’asino a qualcuno è un complimento.

giovedì 26 ottobre 2017

INCICIUITA sesta parte


Il povero ciuco da sempre è stato definito come un animale testardo stupido e ottuso, quando in realtà è molto obbediente, con una grande capacità di apprendimento e molto fedele al suo padrone, talmente tanto da assomigliare a lui, quindi la stupidità all’asino deriverebbe dall’uomo. Tutta colpa della favola Pinocchio di Collodi  se l’asino diventa sinonimo di uno studente pigro e svogliato. France aveva rimediato a questa ingiustizia verso l’animale, scrivendo una favola intitolata “L’asino Dudù”, che raccontava…  In una bella villa di campagna, viveva un asino di nome  Dudù, era il compagno inseparabile di un bambino ricco e viziato, che al suo ottavo compleanno aveva ricevuto in dono Dudù. Questo bambino un po’ capriccioso, aveva già un cane, un gatto, una capra, e si divertiva un mucchio a prendere in giro Dudù, dicendogli, asino e somaro, se tu andassi a scuola prenderesti sempre zero. Inutile dirvi di quanto soffrisse Dudù, che amava tanto la conoscenza e il suo più grande desiderio sarebbe stato quello di poter andare a scuola. Dudù ascoltava tutto, apprendeva velocemente e un giorno lesse su un libro, abbandonato sul prato dal bambino, la favola di Pinocchio. Da quel momento il suo unico obbiettivo fu di trasformarsi in un bambino, se Pinocchio si trasformò da bambino in asino, perché non poteva accadere l’incontrario?

sabato 21 ottobre 2017

INCICIUITA quinta parte

 
Nella tradizione pellerossa il gufo era uno degli animali totemici, di grande importanza e dalle doti sia negative che positive. La sua associazione con il buio rispecchiava la meditazione sulla morte e il silenzio del mistero ma anche la guida per trovare la luce nel buio della nostra psiche. Per i celti  il gufo è un uccello della notte, sacro e magico, un accompagnatore delle anime dei defunti attraverso il regno dell’ombra, un simbolo di morte e distruzione, ma anche un simbolo della saggezza e della conoscenza delle cose antiche. Mi vien da pensare al ciclo arturiano, a Merlino, a cui viene successivamente affiancato Anacleto il gufo saggio e sarcastico oppure a Leotordo, il vivace gufetto, è un assiuolo, nella saga di Harry Potter. Per i normanni il gufo era un simbolo usuale, mentre i tartari veneravano il sacro Gufo Bianco fin dai tempi di Gengis Khan. Allora perché si dice inciciuito? Che derivi da inciuchito? Ovvero diventare come un ciuco cioè un ignorante? No non ci sto, il ciuco lo amo troppo e non sopporto che sia denigrato stupidamente, inoltre ignoranti, nel senso di ignorare qualcosa, lo siamo tutti, nessuno conosce tutto e nessuno conosce il suo destino. I greci lo contrapponevano ad Apollo, il dio dell’armonia e quindi l’asino era visto come sgraziato. Nell’asino d’oro di Apuleio, uno scrittore romano un po’ mago un po’ filosofo, Lucio il protagonista vuol trasformarsi in gufo ma per sbaglio diventa un asino, cambierà molti padroni, affronterà molte disavventure e pericoli, sarà testimone dei più abietti vizi umani, alla fine mangiando delle rose tornerà uomo, ma cambiato nel carattere e nel sentire, diverrà un sacerdote. Che l’asino abbia similitudini simboliche col gufo?

lunedì 16 ottobre 2017

INCICIUITA quarta parte

Ma il chiurlo, proprio per via del suo verso può essere associato all’assiolo, un piccolo gufo, mi pare che Giovanni Pascoli lo ricordi in una poesia intitolata proprio all’assiuolo: “ … veniva una voce dai campi: chiù... In lontananza risuonava come un singulto: chiù… e c’era quel pianto di morte...chiù...” dove l’assiuolo  viene percepito come un melanconico e tristo presagio di morte. Forse perché come tutti i gufi ha degli occhi a palla come se fosse stupito/stupido? No, non mi convince, certo simbolicamente i gufi, dai tempi antichi sono visti da quasi tutti i popoli come la controparte volatile dei gatti neri e quindi delle streghe, il simbolo del gufo ha sempre rappresentato presagi nefasti, di malattia e morte, ma a me piacciono un sacco i gufi, tutti e pure le civette e non sarà un caso che amo il folklore di popolazioni quali i nativi americani, i celti, i normanni (vichinghi/svedesi) ed i tartari/mongoli che invece vedono positivamente questi uccelli.