venerdì 21 luglio 2017

STELLINA nona puntata

Un'altra cosa strana di Stellina è che lei aveva la scossa. Se un'amichetta, o la nonna le facevano qualche carineria, lei era talmente felice che un brivido le percorreva la schiena come fosse colpita dalla scossa elettrica e tremava tutta. Stellina credeva che tutti avessero questa scossa, rimase molto male quando scoprì che non era così. Un pomeriggio, l'amica di sua cugina, un poco più grande di Stellina, le volle pettinare i lunghi capelli, come se Stellina fosse una Barbie. A differenza della mamma, che le faceva male quando la pettinava, tirandole i capelli, questa fanciulla le pettinava i capelli con molta delicatezza, dandole una sorta di piacere intenso, dovuto,  un po' dai complimenti che la pettinatrice faceva ai suoi capelli, un po' dalla carezza che la mano faceva alla sua nuca. Stellina ebbe la scossa e rimase molto male quando la bambina che la stava pettinando le disse:"Non ti pettino più, basta mi hai fatto paura, non ho mai visto una cosa del genere, sembrava che la tua schiena si spezzasse, ti devi curare, non sei normale". Fu un grande dolore per Stellina.

domenica 16 luglio 2017

STELLINA ottava puntata

I sogni e i desideri di Stellina, si realizzavano puntualmente, ma solo quando lei non li desiderava più. A volte si interrogava del perché a lei i sogni diventavano realtà, ma poi lasciava perdere, era come inoltrarsi in qualcosa di ignoto. Era come quando le accadeva qualcosa di spiacevole, come quella volta che andava alla messa in bicicletta e una macchina la sorpassò e poi si fermò a lato, un poco più avanti; Stellina ebbe paura, sapeva che le sarebbe accaduto qualcosa di brutto. L'uomo era sceso dall'auto e si era tirato giù i pantaloni e aveva una cosa carnosa in mano. Stellina non sapeva nulla, niente di niente, ma si sentì sporca e soprattutto infelice di essere sporca. E alla messa durante l'Eucaristia le parve che l'ostia le bruciasse in gola, che lei fosse stata profanata. Fu solo il primo gesto di continue violazioni a una bimba pura come l'acqua di montagna, gettata nel fango da mani, sguardi che volevano frugare nella sua sensualità. Era una bimba ma già attirava gli sguardi vogliosi. Era una bimba intrisa di natura, che non era amata nel modo giusto, da lei emanava qualcosa di misterioso, qualcosa che lei aveva che si poteva arginare solamente se avesse trovato l'amore meraviglioso. Era fatta così un corpicino che emanava amore sensuale perché la sensualità lega l'amato. Stellina sapeva che doveva trovare l'amore stregato, altrimenti sarebbero stati guai.

martedì 11 luglio 2017

STELLINA settima puntata

Stellina era molto brava a scuola, davvero le piaceva tanto la scuola, talmente tanto, che quando c'erano le vacanze estive, piangeva dal dispiacere. Certo lei era un po' strana, a otto anni si interrogava sul senso dell'infinito, che comprendeva, perchè nella vita le cose, le persone e la natura aumentano sempre, quindi logico credere all'infinito, mentre non riusciva a comprendere il nulla, il nulla le faceva paura e non riusciva a capirlo, e queste domande se le faceva a otto anni. Sì Stellina era strana, le si infilavano in testa idee come aghi appuntiti che la facevano pensare e pensare. A  esempio, ricordava, quando una maestra le aveva detto che il corpo, il nostro corpo è terra, strofinando intensamente le mani, si sarebbe odorato il profumo di terra, Stellina aveva sfregato intensamente le mani e l'odore della terra le aveva invaso le narici. Un'altra volta, durante la ricreazione, assieme alle compagne di scuola aveva creato con le pratoline, collane, braccialetti e anelli, con cui si era ornata tutto il corpo e poi si era avviata, così bardata di fiori, in una processione, lei davanti e le compagne dietro, come in un corteo processionale di baccanti, come fosse una novella Arianna. Stellina sapeva che non andava bene, ma volle farlo lo stesso, come fosse un ricordo antico, di lei quando era fra le stelle, polvere di stelle non ancora incarnata. Le maestre la videro e fu punita e rimproverata per la sua presunta superiorità, ma Stellina non lo aveva fatto per megalomania, era solo un ricordo di un tempo in cui era stata amata veramente.




giovedì 6 luglio 2017

STELLINA sesta parte

Da quello che ho raccontato forse non pareva che Stellina fosse tanto felice, invece Stellina lo era, perché in fin dei conti tolti i lavoretti e i pranzi e le cene, in cui non si sapeva mai se andava liscia o gassata per non dire inrazzata o incazzata, Stellina era sempre sola, in mezzo alla natura, o in mezzo alle galline e alle oche e sempre col suo cane accanto. Era bello andare a cercare le uova di quelle benedette galline che cambiavano sempre posto, lei riusciva a trovarle sempre, era molto più brava della mamma, stava attenta e quando sentiva coccodé coccodé, correva là dove sentiva questo canto felice, e trovava lo splendore di quelle uova, a volte bianche, a volte marroncine, a volte grosse, grosse perché contenevano due tuorli, per Stellina era una fortuna, ma una signora le aveva detto, invece che portavano male. Era bello per lei stare a contatto con la natura, andare in mezzo alle file dei peschi e trovare all'improvviso un albero di pesche bianche, tutti gli alberi erano quasi senza foglie, ma lei aveva trovato un albero piene di succose pesche, credette fosse un miracolo, poi scoprì, glielo disse il babbo, che era un albero di pesche tardive, che era normale che fossero maturate in ottobre. Era bellissimo andare per i campi con la sua bicicletta, andare sino in fondo, là dove scorreva la Lama, che per lei era comunque un fiume, e andare a mangiare la frutta, secondo la stagione, prima le fragole, poi le ciliegie, poi le pesche e le susine e le albicocche e poi all'inizio dell'autunno c'era un filare di uva pergola, nera, dura e succosa, era la sua preferita, ancora oggi se ci pensa, Stellina riesce a sentirne il gusto acidulo ma dolce di quei chicchi duri quasi come mandorle.

sabato 1 luglio 2017

STELLINA quinta parte

Erano sempre botte, cosa ci poteva fare Stellina se lei era tanto vogliosa, la mandavano a prendere il latte e lei non resisteva e beveva il latte dalla bottiglia, quando arriva a casa il latte era finito, allora giù botte. Le prendeva anche perché perdeva sempre le chiavi di casa, gliele legavano al collo con un nastro, ma Stellina le perdeva lo stesso, perché se le toglieva dal collo e poi usando il nastro come fionda le lanciava. Se finivano sulla terra nuda, Stellina le ritrovava, ma se andavano a finire nel campo di grano o fra i piselli o i fagiolini le chiavi non le trovava più. Stellina sapeva questo ma le piaceva rischiare, le piaceva vedere sino a quando il fato fosse generoso con lei. Si riprometteva ogni volta di non farlo più, ma era più forte di lei, si toglieva le chiavi dal collo e le lanciava, anche venti volte e sempre più lontano fino a che non le riusciva di trovarle più, allora piangeva e supplicava Gesù di aiutarla a trovarle, qualche volta il miracolo riusciva, infatti le trovava anche in mezzo ai carciofi, dove era molto difficile trovarle, perché il campo dei carciofi era molto compatto e la ruota delle foglie un buon nascondiglio per le chiavi. Altre volte il miracolo non si compiva e le chiavi risultavano introvabili, Stellina era costretta a dire alla madre che le aveva perse e già sapeva che le avrebbe prese.

lunedì 26 giugno 2017

STELLINA quarta parte

Stellina non si curava delle botte che prendeva dalla mamma, ci aveva fatto l'abitudine, anzi se stava un giorno senza prenderle se ne faceva caso. Di solito le prendeva se non accudiva bene alle sorelle, trovava un'ingiustizia che le prendesse lei, se le due pestifere sorelle non le davano ascolto. Una volta la sua sorellina di quattro anni, vestita di un abito con frappe rosa, nonostante Stellina si fosse raccomandata di stare lontano dalla pozza del letame, quella sciocca era andata a sguazzare proprio dentro lo sterco, arrivata a casa la mamma diede a Stellina, un sacco di percosse, ma come poteva fare Stellina se le sorelle non le davano retta. Le botte le prendeva sistematicamente, se non lavava e asciugava i piatti e se non spazzava tutta la casa. Stellina si perdeva a fantasticare, a sognare, oppure a mettersi le scarpe e i sandali col tacco della mamma, come le piaceva passeggiare coi tacchi alti, il tempo passava senza che se ne accorgesse; ma poi Stellina vedeva da lontano, che la mamma tornava, dai lavori sul campo, correva in casa a fare le faccende, chiudendo la porta di casa, perché mamma non entrasse, finché non aveva finito i lavori. La mamma tempestava di pugni la porta, ma Stellina, non apriva finché non aveva finito. Allora apriva la porta e le prendeva sonoramente, uno perché non aveva fatto i lavori in tempo, due perché aveva chiuso fuori di casa la mamma. 

mercoledì 21 giugno 2017

STELLINA terza parte

Stellina, era una buona bambina, andava a messa con la nonna, che amava tanto, in chiesa le piaceva socchiudere gli occhi e immaginare fra il fumo delle candele di veder apparire Gesù, ma non lo aveva mai visto, solo a volte le pareva che le fiamme delle candele salissero sul soffitto, lungo le grosse travi del soffitto della chiesa. La nonna non entrava mai in chiesa senza il fazzoletto in testa, i capelli sono simbolo di femminilità, di energia, di sessualità, e andavano celati in chiesa per rispetto alla verginità del parroco, che non doveva essere distolto dal fascino di una chioma. Stellina aveva lunghi capelli neri come l'ala di un corvo, la mamma le faceva un male cane quando col pettine li districava, per poi farle un'alta coda di cavallo, legata da un nastro colorato. Il parroco, le faceva sempre tanti complimenti, per la sua compostezza e attenzione alla lturgia, tranne una volta. La mamma le aveva messo un abito arancione a giromaniche, con una maglietta sulle spalle, la maglietta scivolava spesso, ma diligente Stellina la rimetteva sulle spalle, ebbene il parroco le mandò a dire, tramite la sorella che faceva da perpetua, che Stellina questa volta non era stata brava, perché aveva mostrato con impudicizia le sue tornite e dorate spalle, Stellina aveva allora nove anni, e già sapeva che sarebbe stata rimproverata, lo sapeva, lo sapeva perché aveva visto lo sguardo del parroco che si soffermava insistentemente sulle sue spalle, aveva nove anni e già la guardavano con lascivia... persino il parroco. Stellina si sentì in colpa, si sentì sporca, e aveva solo nove anni.