giovedì 21 settembre 2017

STELLINA ventunesima puntarta

Col tempo nella casetta felice di Stellina e di Mario erano arrivati altri due maschietti e poi anche una femmina. Stellina e Mario erano una normale famiglia senza fronzoli di supervacanze o altri orpelli, niente era più bello per loro, che stare in casa tutti assieme. La domenica era un giorno meraviglioso, si alzavano tardi. Sulle dieci arrivavano tutti e quattro i bambini nel lettone, la più piccola aveva due anni, poi via via, sino ad arrivare al figlio di Stellina che aveva otto anni. Nel lettone si giocava un poco, poi ci si alzava in fretta, e ci si preparava tutti lindi e ordinati per andare alla messa, ma prima si mangiava caffelatte e torta di mele o crostata. Dopo la messa si passava alla pasticceria, per comprare i dolci, Stellina andava poi a casa a preparare il pranzo, mentre Mario portava i bambini alla passeggiata sul mare, dove i pescatori rientravano con le reti piene di guizzanti pesci. Di solito Mario comprava le cozze, che avrebbe poi cucinato lui per la cena, era bravo a fare la frittata di cozze. Mario tornava a casa coi bambini, la tavola era pronta e imbandita, si ringraziava con le mani a preghiera, il buon Dio per il cibo che allietava la loro tavola, poi mangiavano e Mario non mancava mai di dire che cibo così buono non lo aveva mai mangiato, che Stellina era una cuoca sempre più brava, poi incantato dai suoi occhi le diceva bellissima, sei bellissima e i bambini ridevano e dicevano... mamma è bellissima, mamma è bellissima.  

sabato 16 settembre 2017

STELLINA ventesima puntata

Stellina fu accolta amorevolmente dalla famiglia di Mario, si ritrovò così in una casetta vicino al mare, dove era dolce tenere la casa ordinata, lavare e stirare le camicie di Mario e preparargli saporiti pranzetti. Stellina era felice, Mario l'aveva lasciata libera di scegliere se andare a lavorare o meno, Stellina aveva scelto di fare la casalinga, di occuparsi di lui e del suo bambino. Un giorno, precisamente per il secondo compleanno del loro bambino, Mario le portò a casa un batuffolo di lana, era un cagnolino dal pelo tutto bianco, perciò la chiamarono Luna. Certo gli animali non sono importanti come le persone, ma Luna era speciale e nonostante fosse amichevole con tutta la famiglia, Luna scelse come suo amico principale proprio Mario, forse perché lui era quella persona che aveva tolto Luna dal canile portandola in una famiglia in cui si stava proprio bene. Mario aveva un lavoro molto duro, il medico è un lavoro di molte responsabilità, la mattina si alzava molto presto e Stellina che lo baciava avidamente prima che lui andasse in bagno, si divertiva a guardare con gli occhi semichiusi dal sonno, Luna che lo seguiva in bagno e che coi piedi sul lavandino, attendeva che Mario gli facesse annusare il rasoio per odorare i suoi peli, Luna amava il profumo della pelle di Mario, quasi quanto lo amava Stellina.  

lunedì 11 settembre 2017

STELLINA diciannovesima puntata

Nella sua solitudine, soffriva per essersi staccata da quel tutto in cui stava prima di nascere, aveva come sua compagna la fantasia. Viveva così coi piedi per terra, facendo tutte le cose che fa la gente normale, ma viveva anche di sogni che creava la sua fantasia. Siccome il vivere coi piedi in terra era brutto, ma proprio brutto, Stellina riusciva, impegnandosi, a vivere realmente i sogni, e questi si realizzavano sempre, a tal punto da credere veramente che lei poteva salvare il mondo come una Madonna. C'era una cosa da dire però, i sogni si realizzavano quando lei ormai non li desiderava più. Così era capitato, che essendo triste vedeva solo le cose tristi che le capitavano, e non vedeva, non vedeva proprio gli avvenimenti gioiosi che l'avevano accompagnata sino a che non aveva incontrato Mario. Quindi Stellina, nonostante fosse consapevole di essere una fanciulla come tutte le altre, forse anche un po' più tonta, un poco credeva che fosse vero che il mondo fosse cambiato, non capendo che ora essendo amata come lei voleva da Mario, ora vedeva solo le cose belle che le capitavano, quelle brutte non le vedeva più, eppure c'erano. Certo Mario era un uomo responsabile e protettivo, aveva parlato lui al marito e alla sua famiglia, a sua madre e a suo padre, ma loro non l'avevano presa tanto bene, anzi sua madre le diceva continuamente che si era comportata come una prostituta e il marito insinuava che il figlio non fosse neppure suo. Ma Stellina era talmente felice che pensava che certo lei era una gran puttana, ma era una puttana felice. Al contrario Mario non sopportava le ingiurie che colpivano Stellina e così quasi la rapì col suo bambino e con loro ritornò al sud. 

mercoledì 6 settembre 2017

STELLINA diciottesima puntata


Prima che io racconti, il finale della favola di Stellina, occorre che vi spieghi quella cosa che ho scritto all'inizio, cioè che Stellina fosse figlia di una stella, arrivata sulla terra per salvare il mondo, naturalmente non era vero. Stellina nella sua solitudine estrema, nel non sentirsi amata, nel sentirsi sbagliata, in un mondo che non capiva, un mondo che la disprezzava perché dava a piene mani il suo incondizionato amore, lei amava tutto, le persone, gli animali, i fiori, gli ortaggi, il vento il mare e persino le cose, dava amore e riceveva rifiuti, nessuno la voleva così com'era, lei era un fuoco che invece di scaldare bruciava. Così mortificata Stellina si era inventata che quando avesse trovato la parte maschile che le mancava, quella parte unica che combaciava unicamente con la sua anima, il mondo sarebbe cambiato e l'avrebbe abbracciata come meritava, questo si era inventata Stellina, che se lei avesse trovato l'amore vero, in cui rimanere sempre in quello stato idilliaco dell'innamoramento, il mondo sarebbe divenuto, da insensato a giardino bello e buono. 

venerdì 1 settembre 2017

STELLINA diciasettesima puntata

Diceva che era stato il destino, che sebbene di famiglia agiata, senza un bisogno vero di emigrare, e con la paura di allontanarsi dalla sua terra, aveva sentito una strana attrazione per la Romagna, come se una forza propulsiva lo spingesse per incontrare Stellina. Mario doveva aprire uno studio a Bisceglie, ma aveva avuto dei contatti, tramite un suo amico, per l'ospedale di Rimini e come ripeteva a Stellina, lui anche se non voleva, aveva abbandonato tutto, l'idea di aprire uno studio e una ragazza che non amava più. Ora sapeva il perché, la sua anima sapeva che qui avrebbe incontrato lei, Mario l'amava, Stellina non si doveva preoccupare, avrebbe parlato lui al marito, alla sua famiglia, ci avrebbe pensato lui, sapeva come fare. E Stellina gli credeva, sapeva che era vero, fra le braccia di Mario stava bene, si sentiva al sicuro, si sentiva protetta e voleva stare solo con lui, essere la sua gheisha. Tutta la vita voleva stare con lui, con lui non aveva più paura neanche della morte, ma Mario avrebbe amato il suo bambino? perchè nonostante amasse Mario alla follia, il suo bambino lo amava ancora di più. Mario le disse che amava già suo figlio, che lo sentiva suo, perché era lui che lo aveva fatto nascere, era lui che lo aveva salvato e perciò si sentiva un poco suo padre, anzi no si sentiva proprio il suo papà, e lo avrebbe amato anche se non fosse stato lui a farlo nascere, lo avrebbe amato perché era figlio di lei. Stellina diventava ogni giorno più radiosa e la sua felicità sembrava inondare di luce il mondo. Strano ma vero in quelle giornate chiare di un mese di settembre di inizio anni Ottanta, i giornali e i tg riportavano più notizie buone che quelle cattive.   

sabato 26 agosto 2017

STELLINA sedicesima puntata

Ormai quando Mario veniva da lei, non parlava neanche più, le bastava tenere la sua mano tra le sue per sentirsi felice e gli guardava le sue belle labbra carnose e sognava che lui la baciasse. Voleva tanto che lui la baciasse, anche se sentiva forti sensi di colpa per questo, il desiderio di un suo bacio era talmente tanto, che fu lei che avvicinò le sue labbra a quelle di Mario, e lì si incollarono senza riuscire più a staccarsi. Per quanto tempo si baciarono? Certamente a lungo, Stellina aveva la testa invasa da scariche elettriche, la colonna vertebrale che fremeva, lo stomaco invaso da piccoli deliziosi spilli, entrambi si trovano in una dimensione spazio/tempo altra, risucchiati da un buco nero che illuminavano con le loro scariche elettriche. Fulmini, saette, lampi, tuoni erano nulla in confronto all'energia scaturita da questo bacio, in una camera d'ospedale, dove un bimbo di pochi giorni, guardava con occhi ancora non accesi i due amanti. Stellina, dopo il bacio,disse a Mario che era arrivato troppo tardi, che ormai lei era sposata, con un bambino, che non poteva esserci fra loro che quell'unico bacio, lui era arrivato troppo tardi o forse Stellina aveva sbagliato a non aspettarlo, in tutti i casi era ormai troppo tardi. Mario aveva nove anni più di lei, era un bel ragazzo dai capelli neri e i basettoni da hippy, era del sud, del  Gargano e come quella terra baciata dal sole anche Mario era dolce e luminoso. Era molto educato, vestiva in modo accattivante, era un giovane ma bravo medico, che aveva lasciato con vero dolore la sua terra. 

lunedì 21 agosto 2017

STELLINA quindicesima puntata

Ora tutti erano felici, il bimbo era sano ed era un maschio, per una famiglia, quella dei genitori di Stellina, che contava quattro femmine era un bel risultato. Il marito poi era contento pure lui, perché Stellina stava riprendendo velocemente tutta la sua avvenenza e il marito ora la guardava con occhi desiderosi. Ma cosa era successo a Stellina? La fanciulla stava diventando ogni giorno più radiosa, la felicità per la nascita del suo bambino, il riposo, sì perché Stellina aveva sempre dovuto lavorare molto ed ora il riposo e il cibo leggero, per via delle coliche renali, le davano da mangiare té, senza biscotti e un pezzo di stracchino senza né pane, nè grissini, la rendevano radiosa e i chili in più erano scomparsi tutti, così velocemente che pareva impossibile. Ma c'era un altra cosa. C'era Mario il ginecologo, il medico che l'aveva salvata, lei e il suo bambino, che stava ore al suo capezzale, finito il turno di lavoro, arrivava da Stellina e lei parlava, parlava, parlava, con Mario e la sua solitudine era ormai solo un ricordo. Stellina si sentiva felice, attorno a lei percepiva amore, l'amore di Mario. Ora capiva cosa voleva dire sentirsi veramente amata. Certo era un peccato mortale, appena madre, da sei mesi sposata e già aveva voglia di tradire il marito.  

mercoledì 16 agosto 2017

STELLINA quattordicesima puntata

All'ospedale la visitarono, le dissero che il parto non era aperto, che erano coliche renali, che il bimbo per ora non sarebbero nato. Il marito e la mamma tornarono a casa e Stellina restò sola. Sola come lo era sempre stata. Dopo un paio di ore dal ricovero, Stellina peggiorò, ora i dolori erano inimmaginabili, atroci. La rivisitarono, il parto si era aperto, il bimbo era pronto per uscire. La portarono frettolosamente in sala parto, sola con l'ostetrica, ma poi arrivò il marito, che ora era molto premuroso, incapace di sostenere il dolore evidente di Stellina, se ne stava fuori dalla porta con le urla di lei che rimbombavano sino al reparto. Che urla strazianti faceva Stellina. Arrivò anche la madre, in sala parto, con le mani al viso... oh che dolore, oh che dolore a vedere la mia bambina ridotta così. E se ne stava da una parte  incapace di prendere la mano di Stellina per rincuorarla, al punto che Stellina fu costretta a scansarla. La madre con la faccia spaventata, la terrorizzava, la impauriva, le toglieva quel po' di coraggio per spingere. Spingi, spingi, le dicevano e lei lo faceva, ma come poteva avere forze con la febbre a 41°? Le ore passavano e Stellina ora non urlava più, gemeva sommessamente, non aveva più forze per lottare, neanche il pensiero per la salvezza del figlio la scuoteva. Semplicemente era finita, era finita, era finita. Fu allora che la porta si aprì, entrò un giovane, giovanissimo medico... che succede qui dentro? Lo disse in maniera imperiosa, mentre l'ostetrica lo guardava spaventata. In un ultimo sforzo, Stellina si aggrappò al braccio del ginecologo e disse supplicante... aiutami. E il giovane medico la guardò con amore, sì un amore istantaneo, nato in un attimo, e Stellina lo guardò pure lei con amore. Il ginecologo prese la situazione in mano, accarezzò Stellina, con buone e dolci parole, le disse... ora spingi ora. E uscì con dolore la testa e poi velocemente tutto il corpo. Era un maschio, coi capelli neri, neri, sporco di sangue ma già tanto bello. Stellina lo guardava e non si capacitava del miracolo... un miracolo bellissimo. Certo aveva ancora le coliche e la febbre certo non era scesa, ma la potenza della felicità la faceva sentire come se stesse bene, non sentiva più né i dolori né la febbre. Poi cercò con lo sguardo il medico, uno sguardo d'amore, che si rifletteva negli occhi di lui, era come se il bambino appena nato fosse suo e di lui, che il marito non ne facesse parte.     

venerdì 11 agosto 2017

STELLINA tredicesima puntata

Era una Venere tornita ora era un fagotto dall'enorme ventre, farai due gemelli le dicevano. Poi c'era la famiglia, che l'additava, pregna prima di essere sposata, vergognati, e Stellina si sentiva in colpa e lavorava il doppio col suo povero pancione spropositato, per farsi perdonare il suo atto d'amore. A sedici anni aveva perso tutta la sua bellezza, i ragazzi che prima la desideravano ora le dicevano sembra che tu abbia già trent'anni. Per la famiglia era un'onta e un peso, per il marito pure era un peso, si era sposata col pancione, lui l'aveva comunque portata all'altare, più per coscienza che amore. Dolore, solo dolore per la sposa sedicenne, il viaggio di nozze, fu un lunedì piovoso di fine giugno, al mare a mangiare sarde e pomodori. Stellina avrebbe voluto mangiare al posto dei pomodori degli zucchini fritti, ma il marito le disse che a casa li mangiava tutti i giorni, che era meglio prendere i pomodori e lei non ebbe il coraggio di dire che desiderava tanto quegli zucchini. Il martedì era già al duro lavoro. Un lavoro faticoso che ben presto la portò alla malattia. Sempre peggio stava con febbricciatole e dolori alla schiena, fino a che verso gli otto mesi di gravidanza, le prese una febbre alta, non le restò che mettersi dolorante a letto, sola e con una gran voglia di aranciata. Le pareva che se avesse bevuto un'aranciata il dolore sarebbe scomparso. Le pareva che se avesse bevuto un'aranciata avrebbe tranquillizzato il suo bimbo. Tranquillo bimbo mio, ce la farò, guarirò, ti salverò. Ma la febbre cresceva, cresceva, sino ad arrivare a 41° e Stellina aveva dolori fortissimi. Non può essere il parto, non hai perso le acque, e sei solo di otto mesi, non può essere il parto. Ma Stellina stava sempre peggio, la portarono all'ospedale, povero fagotto informe di sedici anni e che pareva ne avesse quaranta.  

domenica 6 agosto 2017

STELLINA dodicesima puntata

Come fare? Doveva scegliere qualcuno a cui lei riuscisse a far girare la testa, in modo tale che lui avesse fatto tutto ciò che lei voleva. Stellina pregava e chiedeva aiuto lassù, fra le stelle sue sorelle, che l'aiutassero in questa idea pazzerella. Stellina era stanca di baciare, esausta e soprattuto disillusa, non avrebbe mai trovato il bacio con le stelline, quello in grado di dare la scossa alla sua kundalini, alle sue vertebre, alla sua spina dorsale, che rifletteva l'asse terrestre, quindi doveva creare un bambino, mentre aveva quello spirito verde e bambino, per riuscire a farlo diventare un guerriero... perchè solo a sedici anni poteva diventare mamma, giocando alla Madonna, stringendo al petto un bambino da baciare. Basta baciare ragazzi, basta ora voleva un bimbo da baciare. Scelse l'uomo che più l'amava, almeno credeva questo, ma che ne sapeva Stellina dell'amore, lei dava amore e in cambio era invidiata con livore, perché si può odiare e avversare anche chi ha il sorriso nel cuore. Ed ebbe il seme nel suo ventre, che amò subitamente. Per questo seme, smise di fumare, non voleva avvelenare il suo germoglio e mangiò pasti regolari, lei a volte anoressica, a volte abulimica, sconfessò le diete e mangiò per due. Mangiò tanto formaggio e bevve tanto latte perché il suo bimbo nascesse con uno scheletro motorio forte e robusto. Così ingrassò ben 28 chili, e diventò brutta e sformata, e l'uomo che credeva l'amasse, la scartò, le disse brutta e grassa e sciatta sei diventata non mi piaci più. 

RECENSIONE DEL ROMANZO "ALLA DERIVA" di Enrico Bante

Pensavo di cavarci fuori un best-seller con i controcazzi... scrive Enrico Bante in questo meraviglioso romanzo, Alla deriva. Beh, un best-seller forse no, perché oggi non è più questione di qualità, ma di quantità di denaro che si investe per ottenere visibilità e quindi esistere, coi mi piace che determinano la popolarità, ma un capolavoro, questo sì, Bante, con quel nome che riecheggia il Poeta fiorentino, ma romagnolo di indole, dicevo, un capolavoro Bante lo ha creato. Non sto a descrivere niente della trama, che ti avvolge e ti cattura e ti fa andare a 300 all'ora, mentre tu vorresti proseguire ai 30 per assaporare le descrizioni dei personaggi e dei loro atti e tatti. Se imbocchi la strada di Alla deriva, ti trovi seduto accanto a Sal Paradise, pseudonimo di Jack Kerouac e inizi un viaggio in cui non importa il comprendere, il capire, importa viaggiare, scorrere le pagine del libro, sfracellarti in un muro o salire in paradiso, ma avanti, sempre avanti. Ho letto questo libro, con lo stesso piacere di quando ho letto Ulisse di James Joyce, inizialmente senza capire un cazzo, ma avanti, sempre avanti. Mi sono fermata solo circa a metà, mi sono detta - ma chi cazzo è questo Bante? Ah ecco, un fumettaro-. Non serviva Umberto Eco per sdoganare questo tipo di letteratura, basti pensare, ma non ci si pensa, al fumetto Strumtruppen, la prima strip quotidiana italiana, nota per essere una satira contro la vita militare e il nazismo... Rende simpatici i soldati tedeschi, pubblicato nel 1968! Improponibile per qualsiasi altro tipo di scrittura, che verrebbe citata subito, senza neanche leggerla, di negazionismo. Dopo essermi tolta la curiosità sullo scrittore, ho proseguito ad oltranza questo romanzo e diversamente che trovarlo surreale l’ho trovato specchio della società di oggi. Società avvoltolata in una specie di nichilismo alla Marchese de Sade, dove si può fare di tutto, perché se ti viene l'idea vuol dire che è naturale e si può fare. Eppure, eppure vi è tanto amore, tanta amicizia, tanta purezza e la scintilla del vero sacro, che è sempre conquistato con fatica, dolore, peccati, comprensione e non da una semplice scampagnata in Oriente. Da tenere in biblioteca in mezzo ai Classici, vicino al Don Chisciotte. 
Paola Tassinari

mercoledì 2 agosto 2017

EMOZIONARSI ANCORA di Maria Antonietta Laguardia

Emozionarsi ancora, di Maria Antonietta Laguardia é una raccolta di poesie che ti pigliano al cuore e allo stomaco. Poesie che fanno riflettere sulla grande capacità d'amore che hanno le donne. Innamoramento, amore, eros, sogno, darsi e donarsi per restare con un pugno di mosche in mano. Soffrire, morire, ma non arrendersi, con quell'ancora ripetuto più volte, che si trova nel titolo e in altre poesie della raccolta. Ancora, ancora, un'altra volta, quando si è amato sul serio non se ne può più fare a meno e quell'ancora diventa un'ancora che ti zavorra a quel frullio di farfalle nello stomaco che ti fanno sentire viva e pulsante, senza quei mulinelli e battiti dentro di te, ti senti incompleta. Ho letto le poesie avidamente ed ecco che mi si accende una lampadina in testa, l'aforisma dello scrittore inglese William Golding, mi pare calzi a pennello col sentire e poetare di Maria antonietta...Io penso che le donne siano sciocche, a pretendere di essere uguali agli uomini,poiché loro sono di gran lunga superiori,e lo sono sempre state. Qualunque cosa tu dai a una Donna, lei te la renderà più grande. Se le dai il tuo sperma,lei ti darà un bambino. Se le dai una casa,lei ti creerà un ambiente confortevole. Se le dai del denaro per la spesa,lei ti preparerà un buon pasto. Se le dai un sorriso,lei ti darà il suo cuore. Qualunque cosa le dai,lei lo moltiplicherà per te”. Le donne quelle vere autentiche sensibilissime che danno tutto, per realizzare un sogno d'amore, ricevendo in cambio la realtà cruda e nuda. Poesie da tenere sul comodino, non solo per un pubblico femminile ma anche per quello maschile...sperando che possa servire per una maggiore comprensione fra i due universi oggi più che mai lontani.

NESSUNO E' PERFETTO... CRISI PERMETTENDO di Ersilia guarnieri

Nessuno è perfetto…Crisi permettendo di Ersilia Guarnieri è un romanzo che si legge d'un fiato, breve, intenso e liberatorio. La protagonista è una signora sulla cinquantina, moglie e madre esemplare, emblema di quel tipo di donna in gamba, di qualche decennio fa, che con fatica e sudore si è costruita una solida famiglia e una vita agiata. Appartenente a quel ceto borghese che si è rimboccato le maniche, fatto di piccoli imprenditori che hanno costruito l'Italia più vera e genuina. Ma quel piccolo mondo antico, come ben conosciamo è andato in frantumi. Al suo posto un mercato dell'apparenza, dell'avere tutto e subito senza ma e senza scrupoli. La nostra signora in gamba, si ritrova a perdere tutto, casa, lavoro e marito, grazie al nuovo che avanza, fatto di diritti calpestati, arrampicamento e arricchimento sulla pelle degli altri; sullo sfondo anche il tragico mercato degli organi. Si ritrova a lavorare come cameriera, nuova schiava, sottopagata, trattata da inferiore, nello splendido attico, dove abitano due fredde e gelide donne, che nuotano nell'oro e nell'arroganza coi proventi di loschi traffici; quegli stessi traffici che hanno tolto a lei il suo benessere, che era stato conquistato con duro e onesto lavoro. Emblematica è la descrizione di quando la nostra eroina smette di truccarsi, non vuole più essere bella, desiderando solo di essere invisibile. Si era sentita anacronistica, mentre prona raccoglieva i cocci dei vetri, fra le gambe degli invitati della solita festa settimanale, che si teneva nel lussuoso attico, quel trucco sul viso la rendeva vulnerabile e soprattutto visibile. Ma poi si fa strada in lei un'idea, che personalmente ritengo geniale e che mi fa sognare... vorrei tanto che questo non fosse un romanzo ma un fatto vero. Lei sarà più furba e intelligente, al di là del bene del male ascoltando ciò che sente forte dentro di lei... fa giustizia da sé in modo assai sensato. Da leggere, per una bevuta di sano e liberatorio ottimismo.

martedì 1 agosto 2017

STELLINA undicesima puntata

 
Bacia questo, bacia quello, sì era piacevole a volte baciare labbra morbide, altre volte di meno, altre volte per niente, ma Stellina non trovava mai il bacio che cercava, mai e poi mai. Si sentì vecchia e sporca con tutti quei baci che aveva dato, anche se aveva solo quindici anni, ma soprattutto sentì che il tempo era scaduto, non c'era più il tempo per cercare chi cercava. Stellina sentiva che la vita non aveva più un senso, lei voleva diventare mamma, avere un figlio maschio, allevarlo, come sapeva lei, e combattere perchè lui finalmente fosse riuscito a trovare la sua anima gemella. L'anima che in migliaia di anni si era incontrata giusto un paio di volte, impresa improbabile, ma Stellina, siccome lei non c'era riuscita, avrebbe tentato col figlio. Doveva essere Stellina, che doveva incontrare, il guerriero della luce, ma lei non ce l'aveva fatta, l'ultimo suo tentativo, per migliorare questo mondo che era sempre più buio, era partorire un figlio e rendere lui guerriero della luce, capace di ritrovare la sua parte femminile mancante. Era ciò che poteva fare per ricreare armonia nel mondo, Stellina doveva scegliere uno dei tanti che aveva baciato e farsi mettere incinta.

mercoledì 26 luglio 2017

STELLINA decima puntata

Stellina profanata, Stellina, che sapeva dentro di sé che doveva trovare il suo amore perso e sempre perso lungo i secoli, se lei l'avesse trovato anche fra gli abitanti della terra sarebbe scoppiato finalmente una grande nuvola d'amore che avrebbe intriso l'aria, che sarebbe poi entrata nei polmoni delle persone. Se lei non avesse trovato l'amore amato lungo i secoli, l'umanità sarebbe finita perché l'odio e l'invidia avrebbero ucciso anche l'ultima briciola d'amore.    Stellina subiva un mucchio di violazioni, la sua sensualità attirava come un fiore attira l'ape e Stellina subiva e il mondo andava con lei sempre più a fondo. Più Stellina era infelice e senza amore e più il mondo era spaventoso. E il mondo andava in fretta lungo il burrone della rovina, perché Stellina che aveva solo l'amore della nonna, quando quest'ultima morì, si sentì talmente sola che il creato andò vicino, vicino a una guerra atomica. Ma poi Stellina divenne un'adolescente in fiore, con tanti filarini e amichetti, che le dicevano, bella, bellissima. Stellina era felice, e il mondo sembrava migliorare. Stellina aveva tanti corteggiatori e lei li baciava tutti, perché doveva cercare quello dal bacio con le stelline, il suo amore cercato per secoli e secoli. Con tanti che la cercavano, tutti quelli che incontrava la volevano baciare, Stellina era sicura di trovare il suo amore, invece non sapeva che con tanta abbondanza sarebbe stato più difficile pescare l'amore giusto.

venerdì 21 luglio 2017

STELLINA nona puntata

Un'altra cosa strana di Stellina è che lei aveva la scossa. Se un'amichetta, o la nonna le facevano qualche carineria, lei era talmente felice che un brivido le percorreva la schiena come fosse colpita dalla scossa elettrica e tremava tutta. Stellina credeva che tutti avessero questa scossa, rimase molto male quando scoprì che non era così. Un pomeriggio, l'amica di sua cugina, un poco più grande di Stellina, le volle pettinare i lunghi capelli, come se Stellina fosse una Barbie. A differenza della mamma, che le faceva male quando la pettinava, tirandole i capelli, questa fanciulla le pettinava i capelli con molta delicatezza, dandole una sorta di piacere intenso, dovuto,  un po' dai complimenti che la pettinatrice faceva ai suoi capelli, un po' dalla carezza che la mano faceva alla sua nuca. Stellina ebbe la scossa e rimase molto male quando la bambina che la stava pettinando le disse:"Non ti pettino più, basta mi hai fatto paura, non ho mai visto una cosa del genere, sembrava che la tua schiena si spezzasse, ti devi curare, non sei normale". Fu un grande dolore per Stellina.

domenica 16 luglio 2017

STELLINA ottava puntata

I sogni e i desideri di Stellina, si realizzavano puntualmente, ma solo quando lei non li desiderava più. A volte si interrogava del perché a lei i sogni diventavano realtà, ma poi lasciava perdere, era come inoltrarsi in qualcosa di ignoto. Era come quando le accadeva qualcosa di spiacevole, come quella volta che andava alla messa in bicicletta e una macchina la sorpassò e poi si fermò a lato, un poco più avanti; Stellina ebbe paura, sapeva che le sarebbe accaduto qualcosa di brutto. L'uomo era sceso dall'auto e si era tirato giù i pantaloni e aveva una cosa carnosa in mano. Stellina non sapeva nulla, niente di niente, ma si sentì sporca e soprattutto infelice di essere sporca. E alla messa durante l'Eucaristia le parve che l'ostia le bruciasse in gola, che lei fosse stata profanata. Fu solo il primo gesto di continue violazioni a una bimba pura come l'acqua di montagna, gettata nel fango da mani, sguardi che volevano frugare nella sua sensualità. Era una bimba ma già attirava gli sguardi vogliosi. Era una bimba intrisa di natura, che non era amata nel modo giusto, da lei emanava qualcosa di misterioso, qualcosa che lei aveva che si poteva arginare solamente se avesse trovato l'amore meraviglioso. Era fatta così un corpicino che emanava amore sensuale perché la sensualità lega l'amato. Stellina sapeva che doveva trovare l'amore stregato, altrimenti sarebbero stati guai.

martedì 11 luglio 2017

STELLINA settima puntata

Stellina era molto brava a scuola, davvero le piaceva tanto la scuola, talmente tanto, che quando c'erano le vacanze estive, piangeva dal dispiacere. Certo lei era un po' strana, a otto anni si interrogava sul senso dell'infinito, che comprendeva, perchè nella vita le cose, le persone e la natura aumentano sempre, quindi logico credere all'infinito, mentre non riusciva a comprendere il nulla, il nulla le faceva paura e non riusciva a capirlo, e queste domande se le faceva a otto anni. Sì Stellina era strana, le si infilavano in testa idee come aghi appuntiti che la facevano pensare e pensare. A  esempio, ricordava, quando una maestra le aveva detto che il corpo, il nostro corpo è terra, strofinando intensamente le mani, si sarebbe odorato il profumo di terra, Stellina aveva sfregato intensamente le mani e l'odore della terra le aveva invaso le narici. Un'altra volta, durante la ricreazione, assieme alle compagne di scuola aveva creato con le pratoline, collane, braccialetti e anelli, con cui si era ornata tutto il corpo e poi si era avviata, così bardata di fiori, in una processione, lei davanti e le compagne dietro, come in un corteo processionale di baccanti, come fosse una novella Arianna. Stellina sapeva che non andava bene, ma volle farlo lo stesso, come fosse un ricordo antico, di lei quando era fra le stelle, polvere di stelle non ancora incarnata. Le maestre la videro e fu punita e rimproverata per la sua presunta superiorità, ma Stellina non lo aveva fatto per megalomania, era solo un ricordo di un tempo in cui era stata amata veramente.




giovedì 6 luglio 2017

STELLINA sesta parte

Da quello che ho raccontato forse non pareva che Stellina fosse tanto felice, invece Stellina lo era, perché in fin dei conti tolti i lavoretti e i pranzi e le cene, in cui non si sapeva mai se andava liscia o gassata per non dire inrazzata o incazzata, Stellina era sempre sola, in mezzo alla natura, o in mezzo alle galline e alle oche e sempre col suo cane accanto. Era bello andare a cercare le uova di quelle benedette galline che cambiavano sempre posto, lei riusciva a trovarle sempre, era molto più brava della mamma, stava attenta e quando sentiva coccodé coccodé, correva là dove sentiva questo canto felice, e trovava lo splendore di quelle uova, a volte bianche, a volte marroncine, a volte grosse, grosse perché contenevano due tuorli, per Stellina era una fortuna, ma una signora le aveva detto, invece che portavano male. Era bello per lei stare a contatto con la natura, andare in mezzo alle file dei peschi e trovare all'improvviso un albero di pesche bianche, tutti gli alberi erano quasi senza foglie, ma lei aveva trovato un albero piene di succose pesche, credette fosse un miracolo, poi scoprì, glielo disse il babbo, che era un albero di pesche tardive, che era normale che fossero maturate in ottobre. Era bellissimo andare per i campi con la sua bicicletta, andare sino in fondo, là dove scorreva la Lama, che per lei era comunque un fiume, e andare a mangiare la frutta, secondo la stagione, prima le fragole, poi le ciliegie, poi le pesche e le susine e le albicocche e poi all'inizio dell'autunno c'era un filare di uva pergola, nera, dura e succosa, era la sua preferita, ancora oggi se ci pensa, Stellina riesce a sentirne il gusto acidulo ma dolce di quei chicchi duri quasi come mandorle.

sabato 1 luglio 2017

STELLINA quinta parte

Erano sempre botte, cosa ci poteva fare Stellina se lei era tanto vogliosa, la mandavano a prendere il latte e lei non resisteva e beveva il latte dalla bottiglia, quando arriva a casa il latte era finito, allora giù botte. Le prendeva anche perché perdeva sempre le chiavi di casa, gliele legavano al collo con un nastro, ma Stellina le perdeva lo stesso, perché se le toglieva dal collo e poi usando il nastro come fionda le lanciava. Se finivano sulla terra nuda, Stellina le ritrovava, ma se andavano a finire nel campo di grano o fra i piselli o i fagiolini le chiavi non le trovava più. Stellina sapeva questo ma le piaceva rischiare, le piaceva vedere sino a quando il fato fosse generoso con lei. Si riprometteva ogni volta di non farlo più, ma era più forte di lei, si toglieva le chiavi dal collo e le lanciava, anche venti volte e sempre più lontano fino a che non le riusciva di trovarle più, allora piangeva e supplicava Gesù di aiutarla a trovarle, qualche volta il miracolo riusciva, infatti le trovava anche in mezzo ai carciofi, dove era molto difficile trovarle, perché il campo dei carciofi era molto compatto e la ruota delle foglie un buon nascondiglio per le chiavi. Altre volte il miracolo non si compiva e le chiavi risultavano introvabili, Stellina era costretta a dire alla madre che le aveva perse e già sapeva che le avrebbe prese.

lunedì 26 giugno 2017

STELLINA quarta parte

Stellina non si curava delle botte che prendeva dalla mamma, ci aveva fatto l'abitudine, anzi se stava un giorno senza prenderle se ne faceva caso. Di solito le prendeva se non accudiva bene alle sorelle, trovava un'ingiustizia che le prendesse lei, se le due pestifere sorelle non le davano ascolto. Una volta la sua sorellina di quattro anni, vestita di un abito con frappe rosa, nonostante Stellina si fosse raccomandata di stare lontano dalla pozza del letame, quella sciocca era andata a sguazzare proprio dentro lo sterco, arrivata a casa la mamma diede a Stellina, un sacco di percosse, ma come poteva fare Stellina se le sorelle non le davano retta. Le botte le prendeva sistematicamente, se non lavava e asciugava i piatti e se non spazzava tutta la casa. Stellina si perdeva a fantasticare, a sognare, oppure a mettersi le scarpe e i sandali col tacco della mamma, come le piaceva passeggiare coi tacchi alti, il tempo passava senza che se ne accorgesse; ma poi Stellina vedeva da lontano, che la mamma tornava, dai lavori sul campo, correva in casa a fare le faccende, chiudendo la porta di casa, perché mamma non entrasse, finché non aveva finito i lavori. La mamma tempestava di pugni la porta, ma Stellina, non apriva finché non aveva finito. Allora apriva la porta e le prendeva sonoramente, uno perché non aveva fatto i lavori in tempo, due perché aveva chiuso fuori di casa la mamma. 

mercoledì 21 giugno 2017

STELLINA terza parte

Stellina, era una buona bambina, andava a messa con la nonna, che amava tanto, in chiesa le piaceva socchiudere gli occhi e immaginare fra il fumo delle candele di veder apparire Gesù, ma non lo aveva mai visto, solo a volte le pareva che le fiamme delle candele salissero sul soffitto, lungo le grosse travi del soffitto della chiesa. La nonna non entrava mai in chiesa senza il fazzoletto in testa, i capelli sono simbolo di femminilità, di energia, di sessualità, e andavano celati in chiesa per rispetto alla verginità del parroco, che non doveva essere distolto dal fascino di una chioma. Stellina aveva lunghi capelli neri come l'ala di un corvo, la mamma le faceva un male cane quando col pettine li districava, per poi farle un'alta coda di cavallo, legata da un nastro colorato. Il parroco, le faceva sempre tanti complimenti, per la sua compostezza e attenzione alla lturgia, tranne una volta. La mamma le aveva messo un abito arancione a giromaniche, con una maglietta sulle spalle, la maglietta scivolava spesso, ma diligente Stellina la rimetteva sulle spalle, ebbene il parroco le mandò a dire, tramite la sorella che faceva da perpetua, che Stellina questa volta non era stata brava, perché aveva mostrato con impudicizia le sue tornite e dorate spalle, Stellina aveva allora nove anni, e già sapeva che sarebbe stata rimproverata, lo sapeva, lo sapeva perché aveva visto lo sguardo del parroco che si soffermava insistentemente sulle sue spalle, aveva nove anni e già la guardavano con lascivia... persino il parroco. Stellina si sentì in colpa, si sentì sporca, e aveva solo nove anni.

venerdì 16 giugno 2017

STELLINA seconda parte

Stellina, non si chiamava così, aveva un altro nome, ma siccome lei in realtà, proveniva proprio dalle stelle, Stellina era il suo vero nome anche se questo lo sapevano solo in pochi. Stellina era la dea dell'amore, l'avevano inviata sulla Terra, perché portasse un po' di luce, perché fosse una consolazione per tutte quelle persone maltrattate e violate, il cui lamento era arrivato sino al cielo, al punto che le anime danzanti e felici del Cosmo, non riuscivano più ad esserlo per lo strazio che vedevano sulla Terra, che era il Giardino dell'Eden.Gli abitanti della Terra cercavano il Giardino e non sapevano già di abitarci. Dio non li aveva mai scacciati, aveva perdonato Caino, ma l'uomo si inventava ogni tipo di cattiveria e rendeva il Giardino inabitabile, e si inventava di essere stato scacciato dall'Eden per non ammettere che era lui il responsabile del male che creava. Perciò avevano mandato sula Terra, Stellina.
Stellina era una Dea, ma non sapeva nulla, non sapeva di esserlo, l'avevano mandata in un paese sperduto, nella povertà, perché solo tra i poveri vi era ancora un po' di buon senso. L'avevano incarnata in una bimba, figlia di contadini, perché Stellina doveva stare a contatto con la natura, con la terra, coi fiori, coi frutti, col grano. Non l'avrebbero lasciata mai sola, Stellina questo lo sapeva, se avesse sofferto troppo, un angelo sarebbe sempre intervenuto e se Stellina si sentiva troppo infelice l'avrebbero ripresa con loro in cielo. Se Stellina avesse sofferto troppo, sarebbe tornata in cielo con loro e per i terrestri non ci sarebbe stato scampo, sarebbero stati inghiottiti da un buco nero.  

domenica 11 giugno 2017

STELLINA prima parte


C'era una volta, tanto tempo fa una bambina che si svegliò e si vide... si vide e cosa vide? Si era svegliata e sentiva che esisteva, mise i piedini sul pavimento, le piacque tanto il fresco sotto ai piedi, che camminò, non capiva come era finita lì, in quel corpo che non sentiva suo, ma a cui fece ben presto l'abitudine, perché il corpicino dava retta a ciò che la mente diceva, quindi la bimba che aveva circa due anni, andò decisa verso lo spiraglio di luce che intravedeva, era una porta, senza timore scese la lunga scala, il corpo obbediva a ciò che la mente desiderava, si avverava tutto come se tutto fosse già scritto, la bimba aveva sempre nuove porte da aprire, si chiedeva, cosa ci sarà, cosa vedrò? Finché non arrivò in una stanza piena di gente, dal gruppo di persone si staccò una donna piccola, un po' grassa, un po' anziana, prese in braccio la bimba, la mise a sedere su una sedia e le diede un piatto di cipolle al pomodoro, cipolle rosolate con l'aggiunta di sugo. La bimba se le infilò in bocca, erano buonisime, anche se una voce antipatica disse... no le cipolle no, deve bere il latte, non deve mangiare le cipolle. La bimba spaventata, perché aveva paura che le portasero via, quel piatto di buona zuppa, guardò la donna un po' grassa e un po' anziana.
"Mangia Stellina, mangia le cipolle, il latte lo berrai domani mattina, mangia".
Era la nonna, che Stellina amò subito immensamente. Non sapeva ancora Stellina che la voce antipatica era quella di sua madre.

martedì 6 giugno 2017

MARLA (nona puntata)

Marla si era pian piano abituata alla degenza ospedaliera, si era fatta portare le sue cose, il flauto traverso, il computer, i trucchi, matite, rossetti, ecc., per giocare col suo volto e abiti carini per essere carina. Oltre ad amare Xia come un figlio, si era innamorata degli altri suoi compagni, li amava, ognuno in modo diverso, affascinata dalle loro diverse peculiarità, e li amava a modo suo, abbrucciata. Fu allora che le diedero le dimissioni, quando non le importava più della libertà, la rilasciarono. Marla avrebbe voluto restare, furono i compagni che le diedero la forza di uscire fuori, fuori dal fornello/porcilaia; mentre stava per uscire dalla porta, si scontrò con due poliziotti che tenevano sottobraccio un'anziana signora, malandata, dall'aspetto si notava che i parenti la trascuravano, ma lei era dignitosa e parlava coi vigili e i medici con molto buon senso; beh, fecero un altro ennesimo TSO, a lei così saggia! Marla e Xia si lanciarono all'unisono contro i due in divisa, come due palle di cannone... boom! Si svegliò all'improvviso, piena di rabbia, credendo di stare morsicando ai polsi il poliziotto, invece era nel suo letto, aveva fatto uno di quei sogni, o incubi, che sembrano veri, come quello ricorrente che faceva spesso, cioè di alzarsi da letto, lavarsi i denti, fare la doccia, vestirsi, incamminarsi per andare al lavoro e poi svegliarsi ritrovandosi nel letto senza essersi mai alzata. Marla scosse la testa, la doveva smettere di stare al computer sino a notte, per chattare su facebook, che poi le faceva male, Marla si imbestialiva per le razzate che vi circolavano e dopo andando a letto nervosa, o non dormiva o faceva brutti sogni, proprio come questo... sì la doveva finire di stare su Facebook.

giovedì 1 giugno 2017

INTERVISTA A UN GIGOLO




Virgilio, ha voluto lo chiamassi con questo nome di fantasia, gli ho risposto che io sarei stata Dante e lo avrei seguito nel suo inferno e nel suo purgatorio, ma poi lo avrei lasciato per seguire la strada per il paradiso con un’altra guida. Virgilio è un gigolo o gigolò, uomo che offre prestazioni sessuali in cambio di denaro, un puttano, un prostituto, eppure etimologicamente ha significato di violino che danza.  Il violino è metafora del corpo della donna, quindi il gigolo è in grado di suonare e di fare ballare questa donna che paga per essere soddisfatta.
Quando e come nasce il tuo percorso
Il mio percorso nasce tanti anni fa dentro una discoteca, dove alcune ragazze che conoscevo ormai da tempo mi chiesero se volevo fare il prostituto visto che oggi vi è parità assoluta tra uomo e donna.  Dopo tanti tentennamenti accettai e feci il prostituto... con tanto successo  fin dall'inizio.

Hai iniziato per necessità  o magari per emulazione, visto il successo di Richard Gere nelle vesti di gigolo
Ho iniziato come prova per vedere se andava bene, e infatti fu così e poi come tutti i lavori anche per necessità.
Vi è una tipologia, un filo rosso che lega le donne che incontri, pensi che forse possa essere la solitudine
Tante di queste donne che vengono a sfogarsi con i prostituti sono donne sole, altre invece sono sposate e non riuscendo a farlo con i propri mariti allora vengono da noi gigolò
Sei soddisfatto del tuo lavoro e vuoi dirci quanto si guadagna
Del mio lavoro sono ampiamente soddisfatto. I guadagni variano dal numero di clienti che riesco avere. Adesso guadagno 50 euro a ogni cliente che ricevo. In estate con le mance arrivo anche a 100 euro.
Ti sei mai innamorato di qualcuna delle tue clienti
Al momento non mi sono mai innamorato di una mia cliente, però tanta amicizia si
Si dice che per trovare la anima gemella devi avere solo rapporti con amore perchè altimenti la tua metà mancante non potrà riconoscere il tuo odore misto da troppi afrori... tu credi alla anima gemella
Si credo nell'anima gemella
 Virgilio non ha risposto a tutte le domande, una in particolare ci tenevo molto ed era questa ... Ho notato che spesso i tuoi commenti finiscono con una risata...ah ah ah ...questo è veramente riso o è un sorta di pianto e di stanchezza per ciò che fai
Provo a rispondere io, tu Virgilio per me sei stanco di svilire il tuo corpo, la tua anima, magari proprio perchè sei entrato in contatto con tante donne, è cresciuta, e ora vuole che il suo contenitore cambi. Il tuo percorso ha fatto sì che tu ti arricchissi, hai cercato l’oro nel percorso che hai intrapreso, perchè non è quello che fai, ma il modo come lo fai che fa la differenza. Grazie Virgilio, di averci arricchito con un poco di te, io non posso che augurarti ...  pretty man

                 

MARLA (ottava puntata)

Il primo bambino incarnato fu il principe Siddharta, il Buddha storico. Ogni bambino-Dalai Lama è stato scoperto grazie a un testamento profetico, una guida oracolare e l’osservazione di straordinarie qualità personali. Marla sapeva, lo aveva letto sui giornali, che il riconoscimento del nuovo Dalai Lama era incasinatissimo. Il sociologo Massimo Introvigne, afferma che Il numero due della scuola buddhista cioé il Panchen Lama, che si reincarna pure lui in un bambino, è morto nel 1989 e il Dalai Lama ha riconosciuto la sua reincarnazione in un bambino, Gedhun. Ma i cinesi hanno fatto sparire Gedhun e hanno trovato dei monaci collaborazionisti che hanno dichiarato reincarnazione del Panchen Lama un altro bambino, che hanno allevato, indottrinato e oggi presentano come un leader buddhista totalmente infeudato al regime; Il Dalai Lama, ha ricevuto “segnali di fumo” che gli fanno temere che, quando morirà, i cinesi faranno lo stesso. Faranno sparire la sua reincarnazione indicata dai monaci a lui fedeli, e troveranno un altro bambino da indottrinare e presentare al mondo come il Dalai Lama fedele a Pechino. Per questo, spiega il sociologo, in interviste recenti il Dalai Lama afferma che potrebbe non reincarnarsi affatto oppure reincarnarsi in un bambino occidentale, un “piccolo Buddha”, più difficile da far sparire per i cinesi. “Non è un dibattito teologico - conclude Introvigne - ma una drammatica questione di libertà religiosa, che dovrebbe spingerci a ribadire la solidarietà alla comunità buddhista tibetana perseguitata dalla Cina, la cui stessa sopravvivenza nelle forme tradizionali è in pericolo”. Marla, sapeva tutto ciò, e il suo buon senso unito all'intuito, la portavano a credere alla possibilità che Xia, fosse proprio il futuro 15° Dalai Lama. A Marla poi non importava molto che Xia fosse il Buddha incarnato o uno sciocco ragazzo troppo buono, lei lo amava come un figlio.  

venerdì 26 maggio 2017

MARLA (settima puntata)

Il titolo di Dalai Lama è tratto da una combinazione di due parole che significano: Maestro (lama) e Oceano (dalai), ovvero un oceano di saggezza. Il Dalai Lama è venerato come manifestazione del Buddha della Misericordia. Quando un Dalai Lama muore, i Lama, i monaci più insigni, avviano le indagini atte a scoprire la sua reincarnazione, interpretando i presagi e i sogni. Una volta che la reincarnazione viene identificata, solitamente quando è ancora un bambino molto piccolo, viene consacrato novizio e intronizzato ufficialmente, dando inizio al suo percorso di studi. L'attuale Dalai Lama, il 14°, è Tenzin Gyatso, a causa dell'occupazione politica e militare del Tibet da parte della Cina, risiede nel nord dell'India. Tenzin Gyatso ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina. Ancora detentore della propria autorità religiosa, oltre a insegnare il Buddhismo in tutto il mondo, guadagnandosi stima e rispetto in buona parte dei Paesi esteri, sostiene energicamente i rifugiati tibetani, nella costruzione dei templi e nella salvaguardia della loro cultura. Malgrado la figura del Dalai Lama sia secolare e rappresenti un caposaldo per tutta la cultura tibetana, la Cina ha deciso di arrogarsi il diritto di nominare in futuro le nuove reincarnazioni, che sono invece prerogativa dei soli monaci Lama e del Panchen Lama, il maestro della Conoscenza, figura importantissima del Buddismo, seconda solo al Dalai Lama. La Conoscenza è Grande, ma la Pietà e la Misericordia la sovrastano. La tradizione buddista, ritiene che le incarnazioni abbiano origine dalle Menti Illuminate che, a loro volta, vengono dal comune intelletto umano. Come dice il proverbio: “Il burro nasce dal latte, i Buddha dagli esseri senzienti” , le incarnazioni sono il risultato dell’elevazione della consapevolezza dell’uomo e della padronanza delle facoltà spirituali. Si crede che ogni uomo o donna incarnati siano predestinati ad avere un ruolo nel destino spirituale dell'umanità. Fondamentale nel credo della rinascita è l’idea di una consapevolezza individuale, la rinascita riassume le esperienze del passato, l'energia primaria, nel reincarnato. Anche le reincarnazioni sono soggette al ciclo della nascita, decadenza, malattia e morte, ma si ritiene che le incarnazioni siano capaci di realizzare il loro destino prestabilito, compiendo la loro opera spirituale sulla Terra.  

domenica 21 maggio 2017

MARLA (sesta puntata)

Lo aveva detto a Marla e solo a Marla che lui era il Buddha e Marla sapeva dentro al suo cuore che era vero, che lui era il Piccolo Fiore di Melo, Marla sentiva la profondità del suo amore che era tanto più grande del suo. Marla si credeva capace di amare, era una nullità al confronto all’armonia/amore che emanava Xia. Poteva sembrare un'assurdità credere che quel ragazzo cinese potesse essere il futuro Dalai Lama. Marla, invece lo riteneva probabile, sapeva che stavano cercando un po' ovunque chi sarebbe stato il futuro Dalai Lama, il 15°. Sua Santità il Dalai Lama 14°, se la rideva sotto i baffi, scherzando, con chi ansiosamente, gli chiedeva di designare la reincarnazione del Buddha, dicendo che forse era una donna, oppure un cinese o un occidentale. Il Dalai Lama guarda caso ha un'affezione particolare per l'Italia, per la Romagna, per Rimini di cui è cittadino onorario, e in particolare per Pennabilli, dove a seguito della sua visita nel giugno del 1994, fu piantato il Gelso della Pace, che divenne poi il Gelso del Dalai Lama. Il gelso è chiamato anche moro, un piccolo salto e si passa al sicomoro, che è un albero di fico sempreverde che ha le foglie quasi uguali a quelle del gelso. Il sicomoro può raggiungere una altezza di 10-15 mt. e vivere per parecchi secoli, lo si trovava spesso ai margini delle strade, ha i rami bassi ed è facile arrampicarcisi, forse fu per questo che uomo piccolo come Zaccheo poté facilmente salirvi per vedere Gesù lungo la via. Inoltre, l'albero del Bodhi, cioè l'albero sacro dei buddisti, sotto la cui ombra il Buddha raggiunse l'illuminazione, era un fico. Quindi il Gelso del Dalai Lama, piantato a Pennabilli, poteva ben significare che il Dalai Lama salendo su questo “gelso sacro”, come fece Zaccheo per vedere Gesù, poteva vedere il Buddha reincarnato ... quindi il 15° Dalai Lama poteva essere davvero un cinese nato o vivente in territorio romagnolo.  

martedì 16 maggio 2017

MARLA (quinta puntata)

Xia, il ragazzo cinese era di una bontà pazzesca, per lui tutti erano amore, fiore, nuvola, luna, voleva che tutti fossero buoni, a tal punto che diceva… faccio io il diavolo, faccio io il diavolo, io faccio schifo, tu no tu bella tu fiore, tu luna. E Xia faceva proprio il diavolo, facendosi del male, mangiando con la faccia immersa nel cibo come un cane, non mangiando per niente, oppure tagliandosi ciocche di capelli, capelli neri come l’ebano. Marla si era affezionata tanto ai suoi compagni di viaggio, Xia, in particolare, era un figlio per lei e non avrebbe permesso che lo distruggessero con i medicinali, che erano talmente in dose eccessiva, che Xia, barcollava, non camminava, ma ondeggiava. Non avrebbe permesso che lo lasciassero sporco e lurido, mentre il personale che doveva dare assistenza stava solo a chiacchierare e a fare i meeting, come gli stronzi. E soprattutto Xia doveva mangiare regolarmente, non lasciarlo solo dormire, e portarlo un po’ fuori all’aria aperta. Xia era da più di un mese dentro alla porcilaia senza mai uscire da questo reparto maledetto, Dio meglio il carcere! Sempre chiedendo cortesemente, sempre col sorriso sul volto, come le aveva insegnato il compagno/paziente/filosofo, osservando tutte le regole, mentre il reparto sembrava che diventasse peggio di quello che era, riuscì a far sì che lavassero Xia, gli tagliassero le unghie, lo assistessero ai pasti, e chiamassero,una persona da fuori, un volontario, che lo avrebbe portato fuori. L’aria balsamica avrebbe fatto meraviglie per Xia, aveva diciannove anni, avrebbe fatto presto a riprendersi, in quanto alle medicine che gli somministravano, Xia sapeva di certo cosa fare, Xia era troppo buono e molto giovane ma aveva la saggezza e la scaltrezza del Buddha.  

giovedì 11 maggio 2017

MARLA (quarta puntata)

In quel teatro dell’assurdo dove si trovava, Marla iniziò a lasciar perdere il suo riserbo, la sua dignità, forse i suoi neuroni a specchio mutuavano i comportamenti delle infermiere e delle dottoresse, che a colpi di minigonne e calze a rete civettavano coi degenti. Iniziò a civettare pure lei, in gara con le infermiere e le dottoresse, in realtà era ben consapevole di ciò che faceva, in quanto non prendeva i farmaci, voleva solo vedere fino a che punto sarebbe giunta questa crudele e assurda pantomina, perché non poteva essere realtà questa, non poteva proprio. I suoi filarini, ne aveva collezionato ben tre, inizialmente le fecero proposte di sesso, poi si innamorarono un poco di lei. Marla capì che non era un gioco, quando un compagno le disse che si era già fatto, la paziente della camera dopo la sua, e stava tentando ora con la dottoressa bionda, secondo lui già pronta a cadere come una pera cotta; in più quel via vai di uomini in slip, che la mattina arrivavano nella sua camera, forse per sbaglio, perché non c’era porta o forse intenzionalmente, l’avevano esausta. Nel bel mezzo di questo casino o porcilaia, come lo chiamava Marla, un tonfo, una bomba, Xia, un paziente, di cui Marla, si stava prendendo cura come un figlio, diede un calcio tremendo alla porta, spaccandola tutta. Marla cambiò quindi strategia, e decise che se il personale medico e paramedico erano dei pazzoidi, le regole le avrebbe date lei.

sabato 6 maggio 2017

MARLA (terza puntata)

 
Marla invece trovava che dal medico all’inserviente fossero dei pazzi da legare. Qui le regole non esistevano, ti sequestravano l’accendino, ma tutti ce l’avevano, anche lei. Ti toglievano l’accendino e ti lasciavano le biro, le Bic, che un tempo erano le armi degli 007, in quanto infilavano la punta, con un bic, in un occhio uccidendoti all’istante, boh! C’era una specie di ballatoio, contornato da sbarre metalliche, con accanto la porta da cui si poteva uscire tranquillamente, e Marla infatti aveva tentato di scappare, c’era pure riuscita, aveva raggiunto il manto stradale, quindi era arrivata sul territorio comunale, dovevano chiamare i carabinieri o i vigili, invece la presero sotto alle ascelle, con i piedi che strisciavano sul cemento e la ricondussero dentro, mentre lei urlava come un’ossessa, disperata e spaventata. Aveva fatto quattro denunce ai carabinieri, tramite il suo telefonino, alla fine aveva capito che l’Arma non poteva fare niente per lei, lei era in balia dei medici/pazzi, lei era diventata un pagliaccio, un niente, un nessuno, non esisteva più. La speranza la stava lasciando, e nel famoso ballatoio dove si usciva a fumare, non solo sigarette ma anche marijuana a gogò, Marla che non aveva mai fumato una canna nella sua vita, diede un tiro e pensò … beh, meglio che una sigaretta, meno puzza, quanto agli effetti eccitanti proprio non li ebbe perché Marla diede il tiro, ma aspirò veramente poco perché la maria le faceva paura. In questo ballatoio, veniva spesso lo spacciatore, alcuni dei suoi compagni, compravano la droga, le dissero che costava circa dieci euro a canna… le sembrò eccessivamente cara.

lunedì 1 maggio 2017

MARLA (seconda puntata)

 
Si svegliò la mattina dopo, indolenzita, intontita e inebetita, i farmaci che le avevano dato, non facevano altro che rallentare al massimo tutte le funzioni del suo corpo e niente altro. Il lenzuolo del letto era pieno di macchie rosse, del suo sangue, si guardò le gambe erano piene di escoriazioni, alle caviglie dei grossi segni erano impressi nella carne, sembravano delle manette, questo era il risultato del TSO. Marla si avviò al bagno, che strano non c’erano porte, si accorse inoltre che il reparto era misto, uomini e donne, addirittura nella stessa stanza! Non fece in tempo a pensare questo, che nel bagno incontrò, un uomo col suo pisello fuori che orinava, fece dietro front immediatamente e trovò un altro bagno. Marla ormai più che spaventata era sbigottita da ciò che vedeva. Finalmente fece la pipì, sgomenta si accorse che perdeva gocce di sangue, si guardò allo specchio, il volto era tumefatto e devastato da un herpes. Il medicinale che aveva preso le aveva causato tutto ciò, era stato come per un alcolizzato, al quale, dopo la sua disintossicazione, basta un bicchiere di vino per ubriacarsi, a lei era bastata una capsula di Litio per ottenere il macello del suo corpo. Andò in infermeria, le diedero un tubo di pomata, Marla a casa usava il Flubason, in bustine, un unguento assai efficace contro le dermatiti, che le faceva effetto quasi subito, e le toglieva quella deturpazione rossastra, che diventava poi come farina, dal suo volto. In infermeria le diedero anche i medicinali del mattino, che doveva ingurgitare tassativamente davanti all’infermiere, questa volta Marla fu lesta, fece finta di inghiottire la capsula, invece la tenne sotto la lingua e al momento opportuno la sputò via. Le forze le stavano ritornando, ma lei fingeva col personale ospedaliero di essere imbambolata, non voleva che si insospettissero, su quello che aveva deciso di fare coi farmaci che le davano, cioè sputarli, sputarli, in faccia, ai parenti, all’assessora, a tutti. Marla fece presto amicizia coi suoi compagni di viaggio, paradossalmente, i degenti li trovava dei genialoidi, certo non dei normali, ma delle menti sopraffine ognuno con delle capacità proprie e solo sue, persone uniche, forse era per questo che erano qui dentro con lei, non facevano parte del gregge delle pecore, loro erano delle capre … e perciò diventavano dei capri espiatori.

mercoledì 26 aprile 2017

MARLA (prima puntata)

Era stesa a terra, inerme, senza ribellione, col corpo a peso morto, quattro donne la tenevano, più un corpulento uomo che le cingeva le caviglie, con le sue grandi mani, che erano come morse d'acciaio, e che le facevano molto male. Si era rifiutata di prendere dei medicinali, da cui si era disintossicata con molta fatica, sapeva che le facevano molto male, che il suo sangue era saturo di questo farmaco e loro le avevano fatto un TSO. Ma loro, loro chi? Non sapeva come e quando fosse finita lì, nel Servizio Psichiatrico, non sapeva chi fosse stato a mettere in moto quel demonio che è il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) forse come al solito i parenti/serpenti? Che paradosso lei si era sempre battuta per un idilliaco amore universale, aveva subito le più ignominiose offese senza controbattere, cercava sempre il punto d’incontro, non giudicava, accettava tutto e tutti eppure Il TSO era lì davanti a lei, firmato da un’assessora. Forse il sindaco non c’era, forse se il sindaco avesse letto il suo nome, non avrebbe firmato quel foglio che gettava tutta la sua persona nella spazzatura. Lei aveva fatto molto per la sua città, per Ravenna, senza nessun secondo fine o tornaconto, solo per amore della città. Calde lacrime rabbiose scesero sulle gote di Marla, contro al sindaco e all’assessora, come era possibile che dei politici potessero decidere se uno era bisognoso di cure o no? Che erano dei medici? Degli psichiatri? Dio mio, Mio Dio, non mi abbandonare ti prego, fortuna che Tu ci sei sempre e nel momento del bisogno mi sorreggi. Marla, fu costretta a prendere quella capsula blu che odiava, la mandò giù con rabbia e docilmente si lasciò condurre verso una stanza, le diedero il letto numero otto, Marla si disse, sì otto e me ne fotto!

venerdì 21 aprile 2017

Storia di animali 27



Io non faccio differenze fra civette, gufi e allocchi, mi paiono quasi uguali e mi piacciono tutti anche se non li ho mai visti dal vero. La spiegazione che va per la maggiore sul web è che le civette sono piccole e i gufi sono grandi, ma se la civetta nana misura appena 16-17centimetri,  la civetta delle nevi  misura ben 59-65  centimetri. La civetta è più facile incontrarla di notte che di giorno, ma essa vola anche durante le ore diurne. E’ facile osservarla al tramonto, appollaiata sui fili del telefono o su alti pali, mentre scruta il terreno in cerca di prede. L’assiolo, più noto come Chiù. E’ simile alla civetta, ed quindi facile confonderlo con questa. Il suo tratto distintivo è il lamentoso e ripetitivo canto “Chiù… Chiù… Chiù…” che può proseguire per ore. Da noi in Romagna si dice “che sei come  un ciù”, che vuol dire che sei un incantato, un inciciuito, ovvero uno stupido con la testa dura, un ciù, è un maschio che ha perso la testa  per una femmina. Un proverbio romagnolo recita: “La nota dla Pasqueta è scor è ciù e la zveta”, la Romagna è stata una terra maschilista, col padre e poi il marito padrone, l’aforisma svela che la civetta/femmina è pari al ciù/maschio e che possono parlare solo la sera dell’Epifania in quanto quella notte, secondo la leggenda, parlano gli animali. L’allocco è grande quasi quanto il gufo, con un’apertura alare fino a un metro. Vive nei boschi, ma a volte si adatta anche ad ambienti urbani. Il gufo comune  si adatta a molteplici ambienti e può quindi essere osservato ovunque. Gli occhi del gufo hanno una bellissima iride arancione. E infine il barbagianni riconoscibile dal bianco disco facciale a forma di cuore. Questo rapace notturno è piuttosto difficile da incontrare, in Romagna il termine barbagianni è molto dispregiativo ancora di più del ciù… il barbagianni è sempre stupido anche quando non è innamorato.