sabato 28 marzo 2009

COMMENTO DI PIETRO D. PERRONE AL POST : LA TV DI ALICE ( martedì 24 marzo)


Paola,ho letto il post. Mi ha suggerito alcune parole.
A proposito della scienza e della matematica: postulati.
A proposito della storia delle macchine pensanti: coscienza.

Avrai già capito, forse, cosa intendo dire.
Nel primo caso, cito ad esempio la frase che ha avuto tanto successo al festival americano della matematica: "le crisi economiche nascono perché la gente non conosce la matematica".
La matematica, la scienza economica, le scienze in genere, anche quelle fisiche, non solo quelle umane, si fondano su postulati.
I postulati sono il pilastro di ogni scoperta matematica o scientifica in generale. Se si cambia un postulato è come se si entrasse in un universo parallelo. Molte cose rimangono immutate, ma la realtà del contesto muta radicalmente.
L'economia matematica (quella basata sulle serie storiche, sulle statistiche, sulla demografia) ha lo stesso limite che ha la meteorologia: un modello affidabile di previsioni non può andare oltre 5 giorni. A stento , perdendo molta attendibilità, potrebbe arrivare a 7 giorni. Perchè? Perchè da qualsiasi serie statistica o comportamentale si parta, non si può prevedere il futuro, che, contrariamente al passato incorpora fattori di cambiamento.
In pratica: nel passare dal passato al presente al futuro, mutano i "postulati" su cui si fondano i presupposti delle previsioni.
Quindi: attendibilità vaga, o nulla.

Ovviamente un economista non ammetterebbe volentieri tutto ciò.
Ma tutto ciò è più vero delle previsioni economiche più attendibili del più quotato centro di ricerca.
Per fortuna, nel 2002 hanno dato il Nobel dell'economia ad un tale Kahneman - psicologo israeliano, Professore all'Università di Princeton, uno dei fondatori della finanza comportamentale - per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d'incertezza».

Qui vengo alla storia delle macchine pensanti: la coscienza, o, se si preferisce, l'autocoscienza. E' questo il miracolo ancora non spiegato che ha differenziato l'uomo dagli altri esseri viventi.
Questo miracolo (lo chiamo così, ma non intendo nulla di religioso; solo che tutto ciò che è al di fuori delle spiegazioni validate dalla scienza, rientra in un ambito non scientifico, miracolare, magico, numinoso...) questo miracolo costituisce una differenza a tutt'oggi incolmabile fra un essere umano e tutta la materia di ci è composto. Fra un uomo e tutta la chimica che lega quella materia. Fra un uomo e qualsiasi macchina che imiti l'uomo.
Nella coscienza - o autocoscienza - è compreso anche la capacità di reagire al mutamento dei "postulati". Lì si fermano le scienze e le macchine. O l'economia ed i modelli previsionali di breve, medio o lungo periodo.
Reagire. Reazione. Interagire. Interrelarsi.
Evoluzione.
Mi fa ridere la scienza contemporanea quando dimentica, narcisisticamente, la propria umile debolezza.
Ma la capisco e la ammiro: è il più grande strumento che l'uomo ha a disposizione per comprendere il mondo (l'universo). Ed è tanto potente che può pure permettersi qualche debolezza.
Per fortuna che ci sono anche i filosofi. Immersi nelle loro elucubrazioni, spesso autorefferenziali, bizantine, barocche, roccocò.
Ma ai filosofi non sfugge di mano il pensiero. E quello, il pensiero è il figlio naturale della coscienza (se dai nome Mnemosyne alla coscienza, evoluzione psico-sociale della memoria e nome Prometeo al Pensiero, ti trovi sul monte Caucaso, quando il Titano fu liberato dalle catene di Zeus. Incidentalmente ciò avvenne per mano di Eracle, uomo-eroe. Appena libero Prometeo rinunciò alla sua origine divina, eterna ed onnipotente, ma incosciente ed anevolutiva [passami il termine] ed abbracciò il destino dell'uomo, fece sua quella natura debole, cadùca, ma cosciente e cangiante, mutevole ma reattiva).

Ringrazio ovviamente Gaetano per aver offerto l'occasione per una ghiotta riflessione(lui lo preferisco nella versione illuministica, anzichè in quella ermetica).

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