mercoledì 30 dicembre 2009

ORA L' HO CAPITO


DA TERRA D' AMORE



La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

ALDA MERINI




A volte si incontrano poesie quando si devono incontrare, questa poesia mi ha aperto gli occhi, non sono mai stata ferita da un povero, da un "francesco", con loro mi sento amata e perciò li amo , ora l' ho capito grazie ALDA.

martedì 29 dicembre 2009

CANTO AL FUTURO


Il passato

E’ una curiosa creatura il passato

Ed a guardarlo in viso

Si può approdare all’estasi

O alla disperazione.

Se qualcuno l’incontra disarmato,

Presto, gli grido, fuggi!

Quelle sue munizioni arrugginite

Possono ancora uccidere!

Emily Dickinson

domenica 27 dicembre 2009

PEOPLE

FRANCESCO II e ultima puntata



I carabinieri sono andati alla comunità ad interrogarlo. Una donna del paese vicino, lo aveva denunciato. Il marito era tornato a casa prima, ed aveva visto un' ombra furtiva, scappare dalla finestra della camera da letto. La moglie gli aveva detto che era quel tale che gira sempre, sì, quel tizio della comunità. E lo aveva denunciato.
Un po' strano perchè Francesco non esce mai di sera.
Lo sanno tutti.
Un' altra volta lo avevano accusato di aver rubato un portafogli. Lui lo aveva restituito. Lo aveva trovato per terra, vicino al forno, i documenti non c' erano, solo qualche mille lire, che lui aveva usato per le sigarette e il caffè. Lo avevano sgridato un po', ma non gli avevano fatto niente.
I parenti hanno i loro problemi, qualche volta, raramente, molto raramente, lo vanno a trovare.
Ci credereste?
Quando accade Francesco è così felice, ma così felice che la bocca è sorridente anche quando parla, anche quando beve il caffè. Presenta i famigliari a tutti quelli che incontra.
Poi le condizioni economiche di tuo fratello sono migliorate, ti ha preso con sè.
Sei tornato a trovare gli amici della comunità.
Mi hai raccontato la tua grande avventura.Io Francesco, l' avevo letta sulla cronaca regionale del Resto del Carlino.
Durante una delle tue passeggiate ti eri perso sui colli riminesi. La notte una bufera di neve aveva lasciato una coltre bianca, molto spessa, alta in certi punti un metro. Le ricerche erano durate frenetiche per qualche giorno. Ti avevano dato morto per assideramento. Il quarto giorno la pala dello spazzaneve , in un viottolo di collina, ti aveva raccolto.
Vivo e vegeto. Sei rimasto all' ospedale solo qualche giorno.
Ti eri nascosto sotto la neve al caldo, ti eri fatto l' igloo come gli Eschimesi.
Ora Francesco so che non ci sei più
Io credo che abbiamo perso qualcosa di importante con te.
Tu siedi alla destra della Madre.
Io credo questo.
Gli altri credano quello che vogliono.


Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.

sabato 26 dicembre 2009

PEOPLE

FRANCESCO


Mentre attraversava le striscie pedonali per andare a scuola, un camion lo aveva investito.
Aveva dieci anni.
Gli piaceva molto la scuola, era bravo in matematica.
Rimase diversi mesi in coma.
Poi si svegliò.
Ma era rimasto un po' tocco, gli dicevano.
Non so il perchè, il destino ce l' avesse così tanto con lui, ma poco tempo dopo, gli dissero che la mamma era partita per un lungo viaggio.......
......... in poche parole era morta.
Francesco doveva partire anche lui, per un istituto, il luogo più adatto.
Lì lui sarebbe stato come un re.
Doveva ritenersi fortunato, perchè l' assicurazione lo aveva dotato di tanti soldini.
A Francesco la sua vita bastava.
Gli anni passano.
Qualcuno può pensare che Francesco fosse incattivito.
Nulla di più sbagliato.
Vive in una comunità di recupero.
Lui però può uscire.
Lo conoscono tutti, qui al paese.
Ama il caffè, i bomboloni e le Nazionali senza filtro.
Fuma come un turco.
Se rimane senza soldi, qualcuno che gli offre un caffè o una sigaretta lo trova sempre.
Ogni tanto lo mandano a Villa dei Fiori, una clinica un po' speciale. Dicono che è per il suo bene , con la storia " del suo bene" l' hanno un po' scocciato, a Francesco Villa dei Fiori non piace. Dalla clinica speciale, Francesco manda tante cartoline ai suoi amici della comunità e a tutti quelli che conosce. Prima di partire si fa dare i loro indirizzi, vuole essere sicuro di inviare le cartoline alle persone giuste.
Sa far di conto molto bene, gli piacciono i numeri, l' amore per la matematica è rimasto intatto.
Non sa il perchè i carabinieri ogni tanto si interessano a lui. ......continua alla prossima e ultima puntata.

mercoledì 23 dicembre 2009

LA RISPOSTA

DAL LIBRO " LA RAGAZZA DELLE ARANCE" di JOSTEIN GAARDER

LA RISPOSTA
" Caro papà! Grazie per la lettera che mi hai inviato. E' stato uno shock, e mi ha dato sia gioia sia tormento. Ma ora alla fine ho preso la difficile decisione. Sono strasicuro che avrei scelto di vivere la mia vita sulla terra anche se solo per un " breve momento". Così ora puoi finalmente toglierti quelle preoccupazioni. Puoi "riposare in pace", come si dice. Grazie per aver intrapreso la caccia a quella Ragazza delle arance! Saluti di cuore da Georg, che tiene duro e sa di discendere da qualcuno di tosto." Per prendere in prestito delle parole di saggezza da mio padre: la vita è una lotteria gigante dove si vendono solo biglietti vincenti. Tu che stai leggendo questo libro sei uno di questi biglietti. LUCKY YOU!

lunedì 21 dicembre 2009

LA DOMANDA

DAL LIBRO " LA RAGAZZA DELLE ARANCE" di JOSTEIN GAARDER

Georg ha quindici anni e scopre che il padre, morto quando lui aveva quattro anni, gli ha lasciato una insolita eredità: una lettera. Questa contiene una storia d´amore vissuta in prima persona dal padre quando era ancora una matricola universitaria. Racconta dell´incontro, avvenuto in un tram ad Oslo, con una ragazza che teneva tra le braccia un sacco pieno di arance: sua madre. Georg scopre aspetti del padre che non conosceva, e soprattutto l´origine di certi suoi comportamenti ed interessi. Georg dovrà rispondere ad una difficile domanda che il padre gli rivolge in questa lettera.

LA DOMANDA

"Cosa avresti scelto, Georg?Avresti scelto di vivere un giorno una vita sulla terra , breve o lunga? Oppure avresti rifiutato di partecipare a questo gioco perchè non accettavi le regole?Devo essere onesto con te, Georg. Io stesso avrei rifiutato l' offerta di una visita panoramica fulminea della grande favola, e se la pensi come me, mi sento in colpa per quanto ho contribuito a mettere in moto, mi sono lasciato sedurre dalla ragazza delle arance, ma Georg se tu rispondi che nonostante tutto avresti scelto di vivere, anche se solo per un breve momento, allora io non ho il diritto di desiderare di non essere nato. Ho un' ultima domanda: posso essere sicuro che non c' è un' altra esistenza dopo questa? Posso essere del tutto convinto che non mi troverò in un altro luogo quando leggerai questa lettera? No, non posso essere sicuro al cento per cento. Perchè, se c' è il mondo, allora le frontiere dell' improbabile sono già state scavalcate. Sono già così pieno di stupore per il fatto che esista un mondo, che non avrei spazio per altro stupore se dovesse rivelarsi che esiste anche un altro mondo dopo questo. Io non ci credo, proprio no. Ma sognare qualcosa di improbabile ha un proprio nome. Lo chiamano speranza."


sabato 19 dicembre 2009

RELIGIONE DELLA LIBERTA' O RELIGIONE DELL' AMORE?

A Ravenna, alla sala Melandri è stato presentato il libro di Maurizio Viroli: ( professore di Teoria Politica a Princenton) " Come se Dio ci fosse" ( Einaudi).
L' autore parla della religione della Libertà ( Benedetto Croce) intesa come fede senza un Dio svelato, una fede del far bene senza tornaconto. Cristo può convivere con questa religione, ma quest' ultima può vivere anche senza di Lui. Religione è dedizione con ideali, si può pensare ad esempio al nostro Risorgimento che ha avuto profeti ( Mazzini) e martiri. Questi profeti e martiri erano anticlericali ma religiosissimi, essi ammiravano le antiche Repubbliche come Roma, Firenze e Venezia; queste ultime avevano forti simboli cristiani: si era buoni cittadini e perciò si era anche buoni cristiani. Macchiavelli diceva " Amo più la mia Patria che la mia anima" intendendo di amare più il bene comune che il suo individuale; Benedetto Croce non credeva in un Dio cristiano ma diceva " Io vivo come se ci fosse". I valori della religione della Libertà sono: il bene comune, il sacrificio e la carità. L' autore auspica che anche in tempi come quelli di oggi, rimanga la speranza che ciò si avveri .
Personalmente mi trovo d' accordo con tali posizioni, ma ritengo che valori come sacrificio e carità siano da chiarire. In quanto al sacrificio non deve giungere a creare martiri e la carità è poca cosa se disgiunta dalla comprensione. Io penso che occorra prendere il meglio da ogni forma di Governo, di Religione ed anche dall' Antropologia. Credo che i simboli e miti siano da conoscere, ma anche da modificare quando non vanno più con i tempi. Penso che l' unica religione possa essere quella dell' Amore. Penso che il Sacrificio di Cristo sia servito per liberarci dal martirio inteso come vittima sacrificale. Penso che Cristo abbia voluto sgombrare dai falsi idoli intesi come simboli senza amore. Penso che la carità senza amore sia uno schiaffo. Naturalmente sono consapevole che i mezzi possano essere giustificati da un fine senza tornaconto personale e per il bene comune, ma deve partire sempre da un impulso di Amore Universale.
A voi la parola.

venerdì 18 dicembre 2009

DEDICATO AL MIO RONZINANTE


DON CHISCIOTTE

Il cavaliere dell'eterna gioventù
segui, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare, il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c'era il mondo
con i suoi giganti assurdi e abbietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

Lo so quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c'è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.

Hai ragione tu, Dulcinea
é la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.


NAZIM HIKMET

martedì 15 dicembre 2009

DAL GESTO NASCE IL PENSIERO

Come è accaduto che proprio nell' uomo si sia strutturato il pensiero?
.......due miloni e mezzo di anni fa, nell' Africa orientale, esistevano esseri viventi a metà tra la scimmia e l' uomo: gli Australopitechi . Essi raccoglievano i sassi per rompere il guscio alle noci, scheggiavano le pietre per ottenere frammenti con cui raschiavano la corteccia degli alberi per procurarsi le larve. Una volta usati i "raschietti" venivano abbandonati e, al bisogno, ne venivano forgiati altri. Contemporaneamente agli Australopitechi, viveva un altro gruppo di ominidi con la testa un po' più grande e la mandibola meno possente, camminavano in gruppo, uomini, donne e bambini e soprattutto non mangiavano subito quello che trovavano, ma lo conservavano dentro rudimentali ciotole. Era il gruppo dell' Homo Abilis. Alla sera si riunivano per la spartizione del cibo e gli utensili ricavati dalla scheggiatura dei sassi non venivano buttati, ma erano riutilizzati. Gli Australopitechi sono scomparsi, l' Homo Abilis si è evoluto sino a diventarte l' Homo Sapiens da cui noi deriviamo. L' homo Abils non si è estinto perchè era più abile nell' usare le mani, questo gli ha concesso di avere un certo successo con la caccia e di conseguenza di diventare onnivoro, quindi di usare meno le mandibole che diventando meno robuste hanno reso possibile un aumento della scatola cranica. Insieme all' uso delle mani si è parallelamente sviluppato l' uso dell' occhio con i relativi centri visivi. L' uso della mano ha dato il via allo sviluppo del cervello.

( dalla Voce di Romagna articolo di Luisa Mariani)

sabato 12 dicembre 2009

OMAGGIO ALL ' ACTION PAINTING

Gli americani all' inizio del novecento si ispirano prima a Cezanne , poi al cubismo di Picasso, infine arrivano ad un loro linguaggio autonomo : l' Action Painting, un lirismo con influenza surrealista ed esistenzialista. L' Esistenzialismo poggia sull' essere e il nulla , con una tendenza verso il vuoto. Il surrealismo è automatismo ed irrazionalità. Gli artisti sono tragici e sciamanici. Il colore diviene autonomo ed automatico. Fra di loro vanno ricordati sicuramente GORKY , artista tragico morto suicida nel 1948. HOFMANN, di origine tedesca. ROTHKO, viene dalla Russia, fuggito dalle persecuzioni, poverissimo, arriva in America nel 1913, una vita di stenti morì suicida. Famoso per le sue campiture sublimi e puriste. Il colore forte contro il buio della tragedia vita/morte/ rosso/nero. MOTHERWELL , ricco, finanzia gli altri, segue studi regolari. Egli disegna grandi teleri simbolici con falli/vagine/principio del mondo. DE KOONING olandese con le sue donne terrificanti. POLLOCK, con le tele stese a terra e il colore sgocciolato sopra, crea intrichi complicati, dove l' errore è guidato. E' un alcolizzato/sciamano/suicida. Tutto è arte e tutto brucia.

giovedì 10 dicembre 2009

PEOPLE

PAOLE'


A Paolè piace andare in bicicletta.
La Romagna è piena di ciclisti.
Il suo terreno pianeggiante, sembra creato appositivamente per le due ruote.
Andare in bicicletta è avere Ronzinante sotto di sè.
Certo Paolè preferisce andarci quando ci sono buone condizioni atmosferiche; ma le piace anche quando il solleone la costringe a fermarsi alla fontana per bagnarsi i capelli e rifrescarsi; o quando il vento contrario la fa piegare contro il manubrio per attutire il vento. Le piace anche quando il temporale la coglie all' improvviso, e il freddo le intirizzisce le ossa, tanto basta poi fare a casa una doccia calda.
Certo non osserva strettamente le regole del codice della strada, ma questo la rende ancora più libera.
Piccole trasgressioni che la rendono più forte verso le ingiustizie della vita.
Attraversa col rosso, ma sta attenta che l' incrocio sia libero, va contromano nei sensi unici, ma se sopraggiuge un' auto, si ferma e va sul marciapiedi. Non scende dalla bici sulle striscie pedonali. Negli attraversamenti delle piste ciclabili da sempre la precedenza alle auto, se queste si fermano e le fanno segno di passare prima lei con la bici, Paolè fa segno che passino prima loro, se insistono passa e ringrazia.
Trova che andare in bici, sia sentirsi più uniti agli altri. Fra ciclisti ci si saluta e si saluta anche fra ciclisti e pedoni e fra ciclisti e automobilisti. Si saluta così, solo perchè si è contenti.
Adesso il Sindaco ce l' ha con Paolè ed i ciclisti indisciplinati come lei.
Ha assunto quattro nuovi vigili urbani proprio per fare le multe ai ciclisti.
Lo ha proprio dichiarato:"Saremo inflessibili, multe per gli indisciplinati della bicicletta".
Paolè ha letto sul quotidiano locale , che le multe hanno il loro peso sul bilancio comunale preventivato annualmente e che manca un milione di euro a quel benedetto preventivo, proprio da parte delle multe.
Paolè lo ha visto il Sindaco in bicicletta, mentre andava al mare. Alle striscie pedonali, un' auto si è fermata, facendogli cenno di passare, lui molto ligio è sceso dalla bici, molto lentamente perchè non è molto agile, si è allungato per tutta la sua altezza e saldamente il manubrio agguantato, ha felpatamente attraversato a piedi le striscie.
Intanto si era formata una lunga fila di auto che aspettavano il termine del suo passaggio.
Inutile che scherzi Paolè, dalla parte del torto ci sei tu.
Lo sai che le regole sono il sale della libertà.
Ti abituerai.
Anche i piedi si sono abituati alle scarpe, ciò non toglie che a volte si formino dei dolorosi calli.


Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.

martedì 8 dicembre 2009

EST MODUS IN REBUS / C' E' UNA MISURA NELLE COSE( Quinto Orazio Flacco)

LA COSCIENZA

Nel linguaggio comune, si intende per coscienza la consapevolezza dell’ambiente circostante e la facoltà di interagire con esso; ciò in contrasto all’inconsapevolezza. In alcuni filoni di pensiero, soprattutto religiosi, la coscienza non si estingue dopo la morte ed è presente anche prima della nascita.

IO
L'Io organizza e gestisce gli stimoli ambientali, le relazioni oggettuali ed è il principale mediatore della consapevolezza. Mentre il Sé enuclea la persona nella sua totalità rispetto all'ambiente, l'Io, inscritto nel Sé, è la struttura che percepisce sé stessa ed entra in relazione con altre persone (con il "loro" Io), distinguendole come "non-Io".
L’Io ideale ha la sua genesi nella relazione fusionale del lattante con la madre e nella prima infanzia. È l’istanza ideale più arcaica, Freud la definisce il surrogato del narcisismo perduto della prima infanzia.

IL SUPER IO/IDEALE DELL' IO

Entrambi condizionano i pensieri ed i comportamenti del soggetto, il super io spinge all' io ideale, a quel modello introiettato in noi dai genitori e dalle persone da noi idealizzate per tenere a bada gli impulsi primordiali egoistici a scapito del Bimbo della prima infanzia.




CONCLUSIONI

Con ciò ho cercato di spiegare semplicemente ciò che ci dice la psicologia sul nostro essere. Alla luce di ciò possiamo dire che è tutta una questione di equilibrio. La nostra Coscienza, cioè il nostro vissuto, la nostra esperienza deve riuscire a mediare fra il Super Io e la ricerca dell' Ideale dell' Io( terribili censori) con il Bimbo la parte infantile egoistica dell' essere in cui non c'è consapevolezza. Perchè se diamo troppo ascolto all' angelo camuffato che è il Super Io saremmo dei frustrati perchè non riusciremmo mai ad accontentarlo, se diamo ascolto troppo al Bimbo saremmo il diavolo camuffato, saremmo degli egoisti votati all' edonismo più sfrenato ma perennemente in colpa verso al nostro Super Io che prima o poi presenterà il conto.
Abbiamo due orecchi : con uno ascoltiamo il Bimbo che è in noi, con l' altro ascoltiamo il Super Io, mediando con la nostra coscienza.






ORA PER CONCLUDERE IN BELLEZZA PUBBLICO UNA POESIA DI ANNARITA RUBERTO


LA FAMA E' UNA LUSINGA

La fama è una lusinga
eleva agli altari
su un piedistallo
che vacilla.

Offri te stesso
non per rincorrere
il successo.

Incarnare una leggenda
sul nulla
non è onesto.

Accogli
l’appello del futuro
e vivi senza impostura.

Segna ai margini
brani e capitoli
della tua vita.

Cela i tuoi passi
come in contrada
occultata dalla nebbia.

Altri percorreranno
il tuo cammino
orma su orma.

Non spetta a te
distinguere
sconfitta da vittoria.

Mai devi tradire l’Uomo
ma vivere
e soltanto vivere
sino alla fine.


Leggete le altre mie poesie


domenica 6 dicembre 2009

BACIATEVI A MILANO

Dal 6 dicembre, Milano ospiterà il Primo Festival Internazionale della Luce.
Quaranta opere di designer famosi illumineranno la città.
L' opera KISS di Paul Cocksedge, è ungrande vischio fatto di lampadine, sarà installato all' interno della galleria Vittorio Emanuele: a ogni bacio dato in un particolare punto sotto la volta luminosa sarà possibile donare un euro in beneficenza. Un contatore automatico registrerà ogni bacio e in quel momento la banca sponsor dell' installazione depositerà un euro sul conto dell' associazione Cesvi, con l' obbiettivo di raccogliere 100mila baci ( ed altrettanti euro) per contribuire a salvare dalla fame i bambini dell' Uganda.
Il Festival della Luce sarà anche un' occasione per riflettere sulla sostenibilità ambientale, sul risparmio energetico, sulla creatività e l' innovazione.


venerdì 4 dicembre 2009

E' IL TEMPO CHE TU HAI PERDUTO PER LA TUA ROSA CHE HA FATTO LA TUA ROSA COSI' IMPORTANTE

Un gesto di solidarietà verso i senza tetto che nelle prossime settimane si troveranno esposti al gelo.

A Milano un’ iniziativa di volontariato proposta dal Movimento cristiano dei lavoratori, attraverso i suoi circoli parrocchiali e in collaborazione con due ditte biellesi, che forniranno un primo quantitativo di lana, chiunque potrà confezionare una sciarpa per i senza tetto.( si auspica che nei giorni di gelo venga offerto un letto all’ asciutto più che una sciarpa).

L’ obbiettivo è educare alla solidarietà: la carità cristiana e la fratellanza laica non si riducono alla semplice elemosina, ma si realizza donando il proprio tempo agli altri.

“ E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante” scrive Antoine de Saint Exupery nel “Piccolo Principe.

Donare qualche ora allo scopo di realizzare una sciarpa per qualcuno che neppure si conosce , riscalda chi la riceve ma riscalda anche chi la realizza.”



mercoledì 2 dicembre 2009

PEOPLE


MARCO


Nel 1975 la scuola era allo sfascio,
si imparavano poco i classici, ma si imparava a contestare il potere, si imparava ad essere liberi.
Tutti i giorni c' era uno sciopero.
I secchioni tornavano a casa, i contestatori andavano alle assemblee, io me ne andavo al bar ad ascoltare la musica con Katiuscia, Anna e Marco.
Il nostro obbiettivo era il juke box, 3 canzoni 100 lire, io non mancavo mai di scegliere "Hotel California" degli Eagles.
"Hotel California"era considerata da Anna e Katiuscia troppo "smielata" ma io e Marco ci guardavamo negli occhi e sognavamo ............California..... Welcome to the Hotel California.......
Marco, ma cosa cerca Marco, mi è sempre appiccicato, non sta con gli altri ragazzi, è poetico, cortese, mi ricorda un cavaliere della Tavola Rotonda, un cavaliere senza macchia nè paura, sì senza macchia, ma con la paura come la mettiamo?
Eh, con la paura, siamo messi un po' male, se prende un brutto voto a scuola, Marco piange, le lacrime scivolano grosse e silenziose, suvvia un po' d' amor proprio, più ci rimani male più non farlo vedere, sorridi con sufficienza, non fare vedere quanto ti hanno ferito.
E con i prepotenti, cosa fa Marco, invece di aiutarmi, devo difendere anche lui, ehi Marco, se ti importunano rispondi con le stesse maniere, qui se sei troppo buono ti deridono.
Se sei deriso, sei finito.
Svegliati Marco.
Marco mi sta attaccato come un francobollo, sono sicura che mi ama, ma non ha il coraggio di farsi avanti, mi guarda con occhi imploranti, ma mai un gesto per farmi capire quanto è innamorato di me.
Poi un giorno mi dice: " Ti devo parlare da sola, di una cosa molto, ma molto importante per me".
Ci vediamo al solito bar da soli, scelgo nel juke box " Hotel California", Marco mi guarda fisso e mi dice:"........io....io....io sono come te, io sono una ragazza come te"
............California..... Welcome to the Hotel California.......
Marco mi guardava implorante, ed io non capivo niente, cielo come non capivo niente.
Era il 1975, avevamo quindici anni e tutto ci pareva bello e possibile.

Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.

lunedì 30 novembre 2009

DAL PARADISO ALL' INFERNO...... OVVERO LA STRADA PER L' INFERNO E' LASTRICATA DI BUONE INTENZIONI

JOCHEN HORISCH, 55 anni, è docente di Letteratura e teorie mediatiche all' Università di Mannheim( Germania)


Professor Horisch, per quale motivo gli uomini in molte culture immaginano dei paradisi non reali?

Nella maggior parte dei casi queste fantasie non si allontano molto dalla realtà, da un’ esistenza che, sia ringraziato il Cielo, per ora è possibile vivere anche sulla Terra. L’ unica differenza è che nei paradisi non ci sono i lati negativi della vita umana, quali la transitorietà , la malattia, la morte.

Dunque i racconti sul paradiso non parlano di mondi sconosciuti?

Raccontano principalmente di ciò che esiste ma che al momento non abbiamo, e che desideriamo. Niente è più bello del pensiero di una gioia futura. Il racconto del paradiso inscena quindi, come tutti i grandi miti, una costante antropologica, in questo caso la logica del desiderio e della bramosia, e da un volto ad un futuro migliore.

Come è sorta nell’uomo questa idea di felicità futura?

Con lo sviluppo della lingua. Da quando l’ uomo ha a che fare con la lingua, vale adire con un sistema di segni e simboli, è divenuto in grado di andare col pensiero al di là della sua esistenza materiale intangibile, e quindi di andare col pensiero nel futuro. Non per niente il Vangelo secondo Giovanni esordisce dicendo: " Nel principio era la Parola”. La capacità stessa di immaginare il paradiso trova qui le proprie origini.

Si è sempre cercato di ricreare il paradiso sulla terra. C’ è una spiegazione per questo?

Ogni tentativo di fare il copia e incolla dei concetti teologici del paradiso applicandoli alla realtà terrena è finito in tragedia., Primo perché queste società sono necessariamente totalitarie. Secondo, perché la perfezione si crea solo negando l’ imperfetto. Poiché nella vita reale ciò non potrà mai accadere, occorre trovare dei colpevoli: i capitalisti o gli ebrei o la Casa Bianca o non so chi altro . Persecuzioni e sterminio non sono fenomeni collaterali, ma il fulcro di ogni tentativo realizzare il paradiso in Terra. E’ per questo che i protagonisti di tali eccessi sono sempre orgogliosi di poter offrire delle vittime a questo scopo.

Sarebbe quindi meglio rinunciare alle nostre speranze?

Sarebbe meglio non ci fissassimo così sulla liberazione dei mali, e accettassimo l’ imperfezione originaria di questo mondo. Invece di farci fantasie esagerate sul paradiso sarebbe più utile lavorare ad un programma di seri aiuti messi in pratica secondo l’ idea di uno Stato sociale. Cercare la risoluzione concreta di singoli problemi come alcune malattie o la povertà, invece di voler liberare complessivamente l’ umanità intera.



Da un articolo sul mensile Geo.

sabato 28 novembre 2009

LA TRISTEZZA E' UNA EMOZIONE CHE AIUTA

Una serie di esperimenti condotti da Joe Fargas , docente di psicologia alla University del New South Wales in Australia, hanno rivelato che gli individui, quando sono in un stato di tristezza, ricordano meglio gli eventi, hanno una maggiore capacità di persuasione e una migliore capacità di giudizio. Un umore negativo, per esempio, diminuisce il pregiudizio razziale: è meno probabile che una persona si affidi agli stereotipi nel reagire di fronte a un gruppo o a una minoranza etnica differenti dalla propria. Immaginiamo che un uomo entri in contatto con un nuovo gruppo sociale, ma non si senta accettato. Il fatto lo indispettisce, lo rattrista, ciò lo spinge a prestare più attenzione ai meccanismi del gruppo, guardare da fuori, ascoltare, cercare di adattarsi alle nuove norme sociali per essere accettato.Beninteso, la tristezza non va confusa con la depressione, malattia seria e grave. E naturalmente nessuno vuole essere triste.

Ma dobbiamo chiederci, in una società come la nostra in cui tutti ricercano la felicità ad ogni costo, se davvero vorremmo eliminare completamente dalla nostra vita un po’ di tristezza se questa genera silenzio riflessivo.



mercoledì 25 novembre 2009

PEOPLE


TEA


Tea è una coccodrillina. E’ un gadget, che si trovava anni fa, dentro alle uova di cioccolato Kinder.

Tea era stata scelta da me come un mio doppio.

Usavo la sua foto per il mio profilo su Facebook e per qualche post su Blogger.

Immaginate la mia emozione, quando Francesco, un nome una garanzia, un ventenne mio amico è arrivato sorridente dicendomi:- Ti ho portato un regalo, ho messo a posto le mie collezioni, mi sono trovato con un pezzo in più, ero sicuro di avere dieci pezzi, invece erano undici, ho trovato una “coccodritta” doppia e l’ ho portata a te- .

Era Tea la mia coccodrillina.

Ho chiesto a Francesco:- Ma tu sapevi che questa è la mia Tea, che uso nel web?-.

-Ma noo, lo sai che non ho neanche il computer -, ha risposto Francesco.

Io l’ ho abbracciato e baciato.

In quel periodo ero molto depressa e quel regalo inaspettato mi era sembrato di buon auspicio.

Mi ero “ fissata” che con l’ amuleto Tea mi sarei sempre salvata.

La mattina del mio tentato suicidio, Tea era nella tasca dei miei jeans e io la tenevo stretta tra le dita.

Mi ha salvato?

Forse.

Ma quella mattina di un giorno di fuoco, alla sera ho scoperto che non avevo più Tea.

Come abbia fatto ad uscire dalla tasca dei jeans non lo so.

Avevo perso la mia Tea.

L’ ho cercata, non l’ ho trovata.

Sono andata al mercatino dell’ usato, dove ci sono le bancarelle che vendono i gadget degli ovetti Kinder e mi sono comprata la coccodrillina Tea.

Ora Tea è fra i miei gioielli e la mia bigiotteria.

Oggi Francesco è arrivato sorridente e mi ha regalato una rosa bianca fatta da lui con la carta.

L’ ho messa fra le pagine del libro di poesie di Nazim Hikmet.

E’ sempre un nuovo giorno.



Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.


lunedì 23 novembre 2009

TREMENDAMENTE ATTUALE

DA UNO SCRITTO DI MIRCEA ELIADE del 1945 (Bucarest 1907/ Chicago 1986 storico delle religioni, grande erudito, candidato 10 volte al Nobel senza mai ottenerlo)

“ La mia passione per la storia delle religioni., tradiva in primo luogo il mio interesse per un mondo di libertà che l’ uomo moderno ha perso da lungo tempo. Se l’ uomo moderno è meno sano, se è nevrotico, sradicato, non è da imputarsi al fatto che vive in una società industriale, che dispone di radio e cinema, ma semplicemente al fatto di non essere ancora riuscito ad adattarsi al nuovo ambiente cosmico che gli hanno creato le sue stesse scoperte. Anche in una città di grattacieli l’ uomo può restare in contatto coi ritmi cosmici. Il dramma universale è immediato in una fabbrica come nelle solitudini himalaiane.



Il mito per Eliade è un atto di creazione dello spirito, indipendente dalla storia, che anzi fonda esso stesso la storia, e nel corso della storia si ripete e ritorna ciclicamente. La storia delle religioni è quindi storia delle manifestazioni soprannaturali del sacro che si ripetono nel tempo dell'uomo, riproponendovi l'alternanza sacro / profano .In ogni tempo l' uomo si ricrea il suo sacro, se non ci riesce vive nel dramma.


sabato 21 novembre 2009

FAO E LE VOCI DAL SILENZIO

I CONTI

2008/2009 stanziati 784 milioni di dollari di cui :

89,5 per la lotta alla fame

41,45 per l’ ufficio del direttore generale

20,22 per i servizi

31,9 per informazioni e tecnologia

La FAO, ha chiuso pochi giorni fa l’ ennesimo vertice mondiale a Roma ( la FAO è la sola organizzazione dell’ ONU che abbia sede in Italia), continua a fagocitare un fiume di soldi che invece di essere destinati direttamente a chi ne ha bisogno finiscono per alimentare la costosissima macchina.

Lo hanno definito il vertice delle promesse ma forse passerà alla storia come il vertice dell’ indifferenza, perché i Grandi della terra hanno ignorato l’ appuntamento.

Indifferenza culturale oltre che politica, le colpe degli Stati Uniti e dei leader europei esistono, ma ci sono anche le oligarchie politiche dei paesi poveri e i loro regimi antidemocratici; ci sono le multinazionali che si arricchiscono, ci sono i dittatori che affamano il loro Paese e ci sono i costi di una macchina farraginosa.

VOCI DAL SILENZIO

Benedetto XVI : Sì la fame può essere vinta, occorre unire solidarietà alla giustizia. le regole del commercio internazionale vanno sottratte alla logica del profitto fine a sè stesso, orientandole all' autosufficienza dei paesi più bisognosi. Unire la solidarietà alla giustizia: non posso mai donare all' altro del mio senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia.

Kenya, Padre Alfonso Poppi: Investire sull' educazione al lavoro per responsabilizzare le comunità. Non solo cibo, si deve insistere sul bene comune, le risorse ci sono ma mancano mezzi ed infrastrutture.

Filippine, Padre Giovanni Re: va restituita dignità ai contadini, e posto un freno alla corruzione. Aumento dei prezzi e crisi spingono ad emigrare. Occorre dare maggiore importanza al mondo agricolo.

Brasile, Padre Ignazio Lastrico: bisogna imparare a riconoscere il valore di ogni uomo per riuscire un giorno a sradicare veramente la miseria. In un paese che vede ricchezze enormi in mano a pochissimi c' è da insegnare soprattutto la fraternità.

mercoledì 18 novembre 2009

CROCIFISSO O TAU

I primi cristiani non usavano come simbolo il crocifisso in quanto era considerato dispregiativo per Cristo. Nel IV secolo Costantino vietò la crocifissione per le pene capitali e la leggenda vuole che sua madre Elena ritrovasse il legno della croce del Cristo ; i cristiani iniziarono così a raffigurare il Cristo crocifisso. Inizialmente veniva rappresentata solo la croce, poi Gesù venne rappresentato crocifisso ma non sofferente, soprattutto in ambito bizantino. Poi col tempo per evidenziare l' Incarnazione del Cristo vero Dio, vero Uomo, si rappresentò la figura Sacra inchiodata, ferita, sanguinante col capo cinto di spine, sino ad arrivare , soprattutto in ambito tedesco a rappresentazioni quasi macabre.
Ma esiste un altro tipo di crocifisso , che contempla il sacrificio di Cristo di essersi immolato per noi sulla croce ma allo stesso tempo è letizia e speranza: il Tau.

San Francesco «nutriva grande venerazione e affetto per il segno del Tau.

Lo raccomandava spesso nel parlare e lo scriveva di propria mano sotto le lettere che inviava» (FF 1079).

Il "Tau" è l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico.

Questo segno veniva anticamente adoperato, per il suo valore simbolico, per indicare la salvezza e l'amore di Dio per gli uomini. Lo troviamo nel libro del profeta Ezechiele, quando Dio manda il suo angelo ad imprimere sulla fronte dei servi di Dio il segno della salvezza: "Il Signore disse: passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per le abominazioni che vi si commettono" (cfr. Ez 9,4).

Il "Tau" è perciò segno di redenzione, segno anche esteriore di quella novità di vita cristiana, interiormente segnata dal sigillo dello Spirito Santo, dato a noi in dono il giorno del Battesimo.

Il "Tau" venne adottato perciò anche dai primi cristiani , ricordava la croce del martirio ma evocava anche il trionfo di Gesù sul male, evocava l' alfa e l' omega, il principio e la fine.

Nelle catacombe non troviamo simbologia del crocifisso , ma il segno del Tau.

Francesco d'Assisi, proprio per la somiglianza che il Tau ha con la Croce, nutrì grande venerazione per questo segno, tanto che esso occupò un posto rilevante nella sua vita e nei suoi scritti.

In lui il segno profetico si attualizza, riacquista la sua forza di salvezza, perché Francesco si sente salvato dall'amore e dalla misericordia di Dio. Il "Tau" era per lui il segno concreto della salvezza e della vittoria di Cristo sul male.

Si tratta di un segno dunque che ha alle sue spalle una solida tradizione biblica e cristiana.

San Francesco se ne impossessò in maniera così intensa e totale sino a diventare lui stesso, attraverso le stigmate del suo corpo, quel "Tau" vivente che egli aveva così spesso contemplato, disegnato e soprattutto amato.

Oggi i seguaci di San Francesco, laici e religiosi portano il Tau come simbolo del proprio impegno, come ricordo della vittoria di Cristo .

Non dimentichiamolo, anche se Cristo morì sulla croce egli trionfa sul male, cerchiamo di ricordarlo quando incontriamo i poveri cristi di oggi.



lunedì 16 novembre 2009

PEOPLE

FANTASIA


Tre sorelle.
Due, cinque, otto anni.
Tu Fantasia eri la più grande.
Ti piaceva il confine, lo stare in bilico.
Perdevi sempre la chiave di casa.
Te la legavano al collo con un nastro.
Ma a te piaceva rischiare.
Te la toglievi dal collo e la lanciavi lontano.
La trovavi.
Allora la lanciavi in mezzo ai cavoli o ai piselli e non la trovavi più.
Allora piangevi e dicevi che non l' avresti persa più.
Ma non era vero.
Ti piaceva fingere di morire, resistevi sino a che le tue sorelle spaventate non piangevano.
Allora resuscitavi.
Ti piaceva stare in equilibrio con un piede solo sul carro, facevi finta di cadere, un giorno cadesti per davvero.
I tuoi genitori spaventati, preoccupati da quello che dicevano le sorelle, ti portarono dal dottore, poi dallo specialista per via dei tuoi svenimenti.
Tu avevi un bel dire che lo facevi per gioco, la mamma e il babbo non ti credettero.
Ti portarono dallo specialista famoso, il quale non ci capì niente, ma disse: " Proviamo a toglierle l' appendicite".
A quel tempo andava di moda togliere l' appendicite e le tonsille.
Così fu, che tu Fantasia, per troppa moda e per troppa fantasia, l' operazione dell' appendicite la subisti per davvero.


Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.

venerdì 13 novembre 2009

MEAT IN VITRO/LA CARNE DEL FUTURO

STAND ON THE SHOULDERS OF GIANTS
Se ho visto più lontano è perchè sono salito sulle spalle
dei giganti che mi hanno preceduto. ( Isaac Newton)


I. Datar, M. Betti.
Dipartimento delle politiche agricole, alimentari e nutrizionali Science, University of Alberta, Edmonton, Alberta, Canada T6G 2P5




Parole chiave:

In vitro a base di carne
Miocita coltura
Sostitutivi a base di carne

La carne prodotta in vitro è stata proposta come un progetto umano, sicuro e rispettoso dell'ambiente e dei benefici alternativi alla carne degli animali abbattuti come una fonte di tessuto muscolare nutrizionale. La metodologia di base è di carne in vitro
sistema di produzione (IMPS) che comporta la coltura del tessuto muscolare in un liquido su larga scala.

Ogni componente del sistema offre una serie di opzioni che sono descritte, tenendo conto dei recenti progressi nella ricerca in materia.
Uno dei principali vantaggi di un IMPS è che le condizioni sono sempre controllabili e sempre manipolabili .
Le discussioni presentate nell' articolo intendono rispondere alle esigenze nutrizionali ed alla gestione su larga scala.
La direzione di ulteriori attività di ricerca e le prospettive per il futuro della produzione di carne in vitro saranno oggetto di speculazione.
Rilevanza industriale: lo sviluppo di un sistema alternativo di produzione di carne è guidata dalla crescente domanda di carne e dalla diminuzione delle risorse disponibili per la produzione di essa con i metodi attuali.

La carne di produzione in vitro (IMPS) può servire per affiancare le pratiche di produzione esistenti a base di carne tradizionale, crea l'opportunità per prodotti a base di carne di caratteristiche diverse per essere immesse sul mercato.

Prodotti in vitro a base di carne, simili ai prodotti trasformati a base di carne triturate di oggi, saranno presto sviluppate in tagli simili a quelli tradizionali di carne.
Ampliando al contempo il campo di applicazione all'industria delle carni e nelle pratiche dei
prodotti, l'IMPS ridurrà la necessità di carne tradizionale e ridurrà la necessità di risorse agricole per la produzione di carne.
© 2009 Elsevier Ltd. Tutti i diritti riservati.


Possibilities for an in vitro meat production system

I. Datar, M. Betti .
Department of Agricultural, Food and Nutritional Science, University of Alberta, Edmonton, Alberta, Canada T6G 2P5





Keywords:

In vitro meat
Myocyte culturing
Meat substitutes

Meat produced in vitro has been proposed as a humane, safe and environmentally beneficial alternative to
slaughtered animal flesh as a source of nutritional muscle tissue. The basic methodology of an in vitro meat
production system (IMPS) involves culturing muscle tissue in a liquid medium on a large scale. Each
component of the system offers an array of options which are described taking into account recent advances
in relevant research. A major advantage of an IMPS is that the conditions are controlled and manipulatable.
Limitations discussed include meeting nutritional requirements and large scale operation. The direction of
further research and prospects regarding the future of in vitro meat production will be speculated.
Industrial relevance: The development of an alternative meat production system is driven by the growing
demand for meat and the shrinking resources available to produce it by current methods. Implementation of
an in vitro meat production system (IMPS) to complement existing meat production practices creates the
opportunity for meat products of different characteristics to be put onto the market. In vitro produced meat
products resembling the processed and comminuted meat products of today will be sooner to develop than
those resembling traditional cuts of meat. While widening the scope of the meat industry in practices and
products, the IMPS will reduce the need for agricultural resources to produce meat.

© 2009 Elsevier Ltd. All rights reserved.

mercoledì 11 novembre 2009

11 NOVEMBRE E LA FESTA DEI BECCHI

Il giorno di San Martino era quello che chiudeva un periodo di ritualità iniziato nella notte di Ognissanti. Un tempo per San Martino si dovevano anche saldare i debiti, onorare o stipulare i contratti, ultimare le semine e terminare i raccolti autunnali, si celebrava ciò con ritrovi, baldorie, cene e feste.
La vigilia di San Martino, precisamente la sera, in Romagna, ma anche altrove, vi era .....la festa dei " becchi", cioè dei mariti cornuti, quelli traditi dalle proprie mogli. Un tempo si credeva che i bambini che venivano al mondo fossero dei Defunti che ritornavano, attraverso una nascita, coi viventi, in un ciclo di " eterno ritorno" genealogico/familiare.
Se un marito veniva tradito, in caso di concepimento adulterino, questa non avrebbe generato un antenato del marito, bensì l' antenato dell' amante. Le donne non venivano prese di mira, perchè generavano comunque, erano i mariti di queste, che erano rei di non aver vigilato e di aver creato perciò disordine negli equilibri.
La condanna dei " becchi" avveniva per san Martino perchè era in quel giorno che partiva l' annata agraria sotto l' egida dei morti, e non si poteva fare alcun torto ai morti.
I " becchi" dovevano partecipare ad una corsa ed in passato anche sottoposti a scherzi da parte di gruppi di ragazzi non sposati, i quali simboleggiavano i Defunti , cioè la parte lesa.


A Sant' Arcangelo di Romagna in questi giorni fervono i preparativi per la grande Fiera di San Martino, una delle più rinomate di Romagna, e non solo. Particolarità della Fiera sono sicuramente il cibo, i cantastorie e le corna. Ecco l'esame più temuto di Sant'Arcangelo.
Le corna di bue, che da sempre durante la Fiera penzolano dal colmo dell'arco della piazza centrale, danno il verdetto. Se al passaggio della persona restano ferme, si può essere certi che la dichiarata fedeltà della controparte è comprovata. Se, al contrario, dondolano si è certi che di infedeltà e di "becco" si tratta. Data l'altezza delle corna, avvolte nella nube opaca di odore, ognuno vede cosa diversa. Su un unico passaggio infatti le opinioni immancabilmente discordano.

  • Fiera dei Becchi a Santarcangelo Di Romagna (Rimini)
    Foto di Blu Nautilus s.r.l

lunedì 9 novembre 2009

UOMO FUTUROBOT

L' esperimento, raccontato sulla rivista Cell, è riuscito a riscrivere la memoria.

Costruzione naturale di un ricordo
Un gruppo di drosofile ( moscerini della frutta) è esposto all' odore di frutta matura, per loro gradevole. Poi i moscerini subiscono una lieve scarica elettrica, che verrà ripetuta varie volte. Questi moscerini quando sentono l' odore di frutta scappano perchè memori della scossa elettrica che segue l' odore.
Costruzione artificiale di un ricordo
Un gruppo di moscerini subisce una lunga e sofisticata operazione di ingegneria genetica. le loro cellule nervose , mediante la luce laser, possono essere arttivate come se avessero ricevuto un impulso da un altro neurone, si attivano uno per uno i 300 neuroni coinvolti nella memoria, osservando il comportamento dei moscerini si individuano così i 12 neuroni( che sono il cassetto della memoria) che attivati insieme generano il falso ricordo, anche se non hanno ricevuto la scossa elettrica.

La memoria è il fondamento della nostra identità e del mondo che abitiamo.

Costruendo IO e il MONDO la memoria apre il senso della vita, che dipende infatti dalla visione del mondo di cui disponiamo grazie alla memoria.

Nessuno di noi abita il “mondo”, ma esclusivamente la propria “visione del mondo”costruita dalla memoria, in essa si deposita la cultura di appartenenza, le esperienze che abbiamo maturato nella famiglia in cui siamo nati, la lingua che utilizziamo, le forme emotive che abbiamo acquisito, che insieme, attraverso i percorsi accidentali della vita consentono a ciascuno di avere uno stile che ci rende unici.

Le scoperte scientifiche che hanno verificato ( per ora solo coi moscerini) la possibilità di iscrivere nella memoria “falsi ricordi”, se continueranno si potranno usare sia nel bene che nel male; si potranno rimuovere ricordi dolorosi ma si potranno anche usare per adattare la nostra visione del mondo e così oltre alla clonazione corporea potremmo avere anche l’ uomo robot.


venerdì 6 novembre 2009

PEOPLE

GU

Gu è un homo habils, non ha niente a che fare con Bo che è del gruppo degli australopitechi.
Il gruppo di Gu, diversamente dal gruppo di Bo costruisce oggetti con la pietra, che conserva per continuare ad usarli.
Costruisce rudimentali ciotole per conservare il cibo.
Conserva.
Gu non sa il perchè, ma oggi sente qualcosa di diverso.
Il gruppo deve lasciare il luogo, non c' è più cibo, gli animali se ne sono andati e sono rimaste anche poche erbe e frutti.
Devono lasciare la caverna, ma Gu deve lasciare anche Guga.
Guga ha la pancia gonfia, non è in grado di camminare a lungo.
Deve essere abbandonata, Gu non vuole lasciarla, ma sa che così non va bene, deve seguire il gruppo e Guga non si può conservare.
"Ma se conservo il cibo perchè non posso conservare Guga?" Si chiede Gu.
E' spuntato il sole, le paure svaniscono.
Si raccolgono gli arnesi, si parte.
Gu si alza, i suoi occhi incontrano gli occhi di Guga.
Gu con fermezza d' animo parte col gruppo.
Gu si sente diverso, cammina e con gli occhi guarda.
Cammina e guarda un albero.
Cammina e guarda un fiume.
Cammina e guarda una montagna.
Cammina e guarda e annusa e tocca.
Il gruppo si ferma ha trovato un posto buono per fermarsi.
Le femmine raccolgono le erbe ed i frutti , i maschi vanno a caccia. Il bottino è ricco.
Gu pretende tutta la sua parte, la raccoglie e decide di tornare indietro.
Altri maschi, quelli che hanno lasciato indietro le loro femmine perchè gravide, si uniscono a lui.
Gu e il piccolo gruppo di homo habilis, camminano, guardano ed annusano e toccano.
Camminano e riconoscono la montagna.
Camminano e riconoscono il fiume.
Camminano e riconoscono l' albero.
Camminano e ritrovano le loro femmine.
Gu riguarda negli occhi Gugga con un sorriso trionfante.
Ma perchè il gruppo di Gu conserva, quale è stata la scintilla che gli ha fatto dire è mio?



Il racconto è frutto di fantasia.

mercoledì 4 novembre 2009

AU REVOIR MONSIEUR CLAUDE LEVI STRAUSS


Claude Lévi-Strauss era il più grande antropologo vivente è morto la notte 31/10/ 2009 . Dal 1959 all’82 ha tenuto la cattedra di Antropologia Sociale al Collège de France. Accademico di Francia dal 1973, ricordiamo fra le sue opere tradotte in italiano: Tristi tropici (1960), Il pensiero selvaggio (1964), Il totemismo oggi (1964), Antropolgia strutturale (1966), Guardare, ascoltare, leggere (1994). Con Nottetempo ha pubblicato Tropici piú tristi.

Odio i viaggi e gli esploratori è l’ incipit di “Tristi tropici”, il suo volume certamente più famoso, dove Levi-Strauss incanta non solo come antropologo ma anche come scrittore. Viaggiare è uno dei piaceri più tristi è una frase di Madame de Stael che Levi-Strauss ha citato. Eppure per la scoperta di un pezzetto di verità l’ antropologo ha viaggiato . Di ritorno dagli Stati Uniti inconsapevole della tragedia che incombe tenta di andare ad insegnare nel suo vecchio liceo parigino al tempo del governo di Vichy, lui che era ebreo. Al padre dell’ antropologia pur riconoscendone il grande valore lo si taccia di poco impegno politico e poca partecipazione all’ identità ebraica.Eppure fin dalla scuola materna era aggredito con “sporco ebreo” e dopo la guerra si mise in cerca dell’ albero piantato in Israele, dalla sua famiglia, col proprio nome. Levi-Strauss non era Lancillotto ma Galahad.. Infatti Lancillotto troppo preso dalle cose terrene non riuscirà mai ad avvicinarsi al Graal. Levi- Strauss aveva il temperamento di Galahad, più trascendente che immanente, ecco perché si è avvicinato al Graal. Perdonate il mio umile sentire, è un grazie a ciò che ho avuto da questo Grande.

Un piccolo stralcio dal libro “ Cristi di oscure speranze”, che riproduce l’ intervista realizzata nel 1998 da Silvia Ronchej e Giuseppe Scaraffia.

Domanda In occidente non si pratica l' antropofagia, ma si mangiano gli animali. Ora se definiamo cannibalismo l' introduzione di materiali umani nell' organismo umano, dobbiamo ammettere che attraverso questa compenetrazione si realizza anche la parentela. dunque secondo un ragionamento antropologico, gli animali potrebbero diventare nostri parenti

RispostaSì , è una bella idea! Premetterei che nel pensiero degli indiani d' America, quelli che conosco meglio, all' origine dei tempi gli animali e gli uomini non soltanto formavano un' unica famiglia, ma addirittura mancava una vera distinzione tra i gruppi.questa distinzione, e quindi anche la possibilita per gli uomini di cibarsi degli animali, è apparsa solo alla fine dell' età mitica.

Domanda E come?

RispostaSi tratta di un processo non molto differente da quello che possiamo leggere nell' Antico testamento. Anche nel Giardino dell' Eden - e quindi all' origine dei tempi- Adamo ed Eva erano assolutamente vegetariani. questo è un fatto molto curioso: l' uomo diventa carnivoro solo uscendo dall' Arca di Noè. E' dopo quella fase di intima convivenza che si è venuta a creare fra uomini e animali all' interno dell' arca durante il Diluvio Universale che i due gruppi si separano, ed è allora che Dio, Colui che può tutto, l' Onnipotente. dà il permesso, anzi quasi l' ordine, di nutrirsi di carne animale.

Domanda Vuol dire che la differenziazione nasce da un eccesso di intimità, forse da un rischio di confusione?

Risposta E la questione successiva è quella della Torre di Babele. Alla separazione di uomini e animali segue quella tra gli uomini, che vengono separati dalla diversità delle lingue. Quindi la vostra domanda in realtà è: si potrà ricostruire un giorno l' unità primordiale? Io lo vorrei, ma francamente ne dubito.


Da un anno Lévi-Strauss aveva smesso di rispondere al telefono. Non aveva più rilasciato interviste, né era comparso in pubblico. Poco prima di scomparire, aveva detto della sua vecchiaia: «Esiste oggi per me un io reale, che non è più che un quarto o la metà di un uomo, e un io virtuale, che conserva ancora una viva idea del tutto. L’io virtuale immagina ancora il progetto di un libro, comincia a organizzare i capitoli, e poi dice all’io reale “ora tocca a te continuare”. Ma l’io reale, che non ha più la forza, risponde all’io virtuale: “è un problema tuo. Tu solo hai una visione del tutto”. E’ in questo strano dialogo che ormai scorre la mia vita».